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Assemblea - XVIII Legislatura

ORDINE DEL GIORNO

Giovedì 21 febbraio 2019

alle ore 15

92a Seduta Pubblica

Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei Ministri(testi allegati)




INTERROGAZIONE SULLE MISURE PER SOSTENERE L'ECONOMIA E LA STABILITÀ DEI CONTI PUBBLICI

(3-00620) (21 febbraio 2019)

STEGER, UNTERBERGER, DURNWALDER, LANIECE - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

nell'ultima nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il Governo ha stimato una crescita del PIL dell'1,5 per cento per l'anno 2019, dell'1,6 per cento per il 2020 e dell'1,4 per cento per il 2021 e ha indicato, per il 2019, una manovra costruita attorno a un rapporto deficit/PIL del 2,4 per cento;

al fine di scongiurare una procedura d'infrazione in sede europea, il Governo ha indicato il 2,04 per cento come nuovo rapporto deficit/PIL, con una revisione delle attese di crescita per il prossimo triennio, che sono state abbassate all'1 per cento per il 2019, all'1,1 per cento per il 2020 e all'1 per cento per il 2021;

queste stime sono risultate decisamente ottimistiche rispetto ai dati sull'andamento reale dell'economia. Per il quarto trimestre 2018, l'Istat ha rilevato una contrazione dell'economia dello 0,2 per cento, che segue quello dello 0,1 per cento registrato nel periodo luglio-settembre dello stesso anno. Inoltre, i dati Eurostat relativi all'ultimo trimestre 2018 hanno indicato l'Italia come "fanalino di coda" nella crescita europea, nonché come unico Paese caratterizzato dal "segno meno";

gli ultimi dati sulla produzione industriale dipingono un quadro allarmante, quello cioè di un Paese sull'orlo di una nuova e profonda recessione economica: il fatturato dell'industria è diminuito del 3,5 per cento nell'ultimo trimestre 2018, con una diminuzione su base annua del 7,3 per cento, segnando il minimo storico degli ultimi dieci anni; il calo congiunturale del fatturato riguarda sia il mercato interno (2,7 per cento in meno) sia, in misura più accentuata, quello estero (4,7 per cento in meno);

anche le previsioni sull'andamento dell'economia per il 2019 non lasciano presagire nulla di buono: la Commissione europea ha abbassato le stime di crescita per il PIL italiano nel 2019, passando dall'1,2 per cento allo 0,2 per cento, rispetto all'1,3 per cento di aumento medio nell'Eurozona. L'agenzia di rating Fitch ha diramato un report piuttosto negativo sull'attività di sviluppo economico dell'Eurozona e sulle stime di crescita del PIL nel 2019 e il dato più allarmante è quello italiano: le previsioni attese sul prodotto interno lordo del 2019 vedono una riduzione dall'1,1 per cento allo 0,3 per cento;

tutto questo fisiologicamente impatta sulle previsioni relative al deficit: l'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso di un'audizione informale tenutasi in Senato, ha ipotizzato un disavanzo del 2,3 per cento, che sale al 2,5 per cento nella previsione avanzata dall'agenzia internazionale Moody's;

considerato altresì che:

stando a queste stime, per far tornare i conti e centrare l'obiettivo concordato con Bruxelles, secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, servirà una manovra correttiva da 6 miliardi di euro, mentre secondo la previsione di Moody's, di miliardi ne serviranno addirittura 9;

da più parti giunge forte la richiesta di una politica per la crescita e lo sviluppo che, a detta di molti osservatori, è stato l'enorme limite della manovra di bilancio, con l'allocazione di ingenti risorse a misure, quali il "reddito di cittadinanza" e "Quota 100", che però non generano alcun effetto-stimolo rispetto alla crescita, agli investimenti e al buon andamento complessivo dell'economia,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri, considerati i continui aggiornamenti al ribasso dei saldi di finanza pubblica, non ritenga che sia, a questo punto, inevitabile la richiesta da parte europea di un ulteriore intervento correttivo della manovra, sulla cui necessità, secondo quanto fatto trapelare dai giornali, non vi sarebbe alcun dubbio neppure da parte dei membri del suo stesso Governo, e dove intenda reperire le risorse necessarie per varare la correzione;

considerati i forti segnali di recessione in tutti i settori legati allo sviluppo, quali siano gli interventi mirati che il Governo intende concretamente porre in essere per invertire l'andamento negativo e rilanciare la crescita economica dell'intero Paese.


INTERROGAZIONE SULLA GARANZIA DEI LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI NELL'AMBITO DEL REGIONALISMO DIFFERENZIATO

(3-00621) (21 febbraio 2019)

DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, prevede che possano essere attribuite "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" alle Regioni a statuto ordinario (autonomia cosiddetta differenziata o asimmetrica);

i diritti coinvolti, in particolare, nelle materie di cui alle lettere n) ed s) del secondo e del terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione (in primo luogo: salute, istruzione, tutela e sicurezza del lavoro, tutela dell'ambiente, mobilità locale) sono disciplinati, a livello di principi fondamentali, dalla legge dello Stato;

nella riunione del Governo del 14 febbraio 2019, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, dopo gli incontri bilaterali che ha avuto con i Ministri interessati, ha illustrato i contenuti delle intese raggiunte con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, che ne avevano fatto specifica richiesta. Il Consiglio dei ministri ne ha preso atto e condiviso lo spirito;

in assenza di un quadro chiaro e definito entro il quale costruire le intese, la richiesta delle Regioni che si sono attivate, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, potrebbe portare, insieme alle nuove competenze, anche il trasferimento delle risorse ritenute necessarie calcolate in base ai «fabbisogni standard», che tengano conto dei bisogni della popolazione e dei territori e soprattutto del gettito fiscale territoriale, determinando, di fatto, che il livello dei diritti dei cittadini di quelle regioni verrebbe garantito a seconda del reddito dei loro residenti, e quindi, per avere maggiori diritti non basterebbe essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca;

pur nella differenza tra i percorsi amministrativi regionali avviati, la proposta di autonomia differenziata, di cui non si conosce con precisione il merito, mette a rischio il principio sancito dalla Carta costituzionale, all'articolo 5, ossia l'unità e indivisibilità della Repubblica. Altrettanto importante è la questione relativa alla redistribuzione delle risorse e dei costi standard, che va fatta in modo da garantire l'equilibrio delle diverse aree territoriali a partire da quelle più in difficoltà, come il Sud;

l'articolo 117 della Costituzione, alla lettera m), stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), concernenti i diritti civili e sociali da garantire sul territorio nazionale, ma dal 2001 nessun Governo ha mai proceduto alla loro definizione, creando un vuoto normativo dentro cui diventa più agevole immaginare forme di distribuzione delle risorse legate alla ricchezza territoriale e di fatto discriminatorie;

data la rilevanza costituzionale degli atti in discussione, non è accettabile l'opacità e l'indeterminatezza dei lavori avviati nel percorso di autonomia regionale differenziata, che esautora, di fatto integralmente, il Parlamento dalla necessaria funzione di discussione, decisione e controllo, anche in fase di verifica dell'attuazione e degli impatti. Si pone innanzitutto il problema del rispetto delle prerogative e del ruolo del Parlamento,

si chiede di sapere:

quale sia l'opinione del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla necessità insopprimibile del Parlamento di poter intervenire per definire il quadro complessivo dei principi di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, e, quindi, di correggere e modificare le leggi di approvazione delle intese, tutelando il complesso di garanzie, che poggia sui principi della rappresentanza e dell'ordinamento parlamentare;

se il Governo, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di competenze a una o più Regioni, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, intenda definire preventivamente i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), quali livelli inderogabili di quantità e qualità dei servizi offerti da garantire su tutto il territorio nazionale, come sancito dall'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, e dalla legge delega n. 42 del 2009, ad oggi ancora in larga parte disattesa, ancorando il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni esclusivamente con parametri validi per l'intero territorio nazionale, escludendo ogni riferimento a indicatori collegati all'introito fiscale, al fine di attuare in modo responsabile il principio del federalismo solidale, consentire l'esercizio dei diritti fondamentali di tutti i cittadini e ridurre il differenziale con le aree più svantaggiate del Paese, in particolare del Sud.


INTERROGAZIONE SULLA TITOLARITÀ DELLE RISERVE AUREE DETENUTE DALLA BANCA D'ITALIA

(3-00622) (21 febbraio 2019)

CIRIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'Italia è il terzo Stato al mondo per consistenza di riserve auree (dopo Stati Uniti e Germania) con 2.451,8 tonnellate di oro, pari, oggi, ad una somma di circa 110 miliardi di euro, che, pur con qualche oscillazione, cresce tendenzialmente di anno in anno;

le riserve auree italiane sono, dunque, fra le più cospicue al mondo e sono custodite prevalentemente nei caveau della Banca d'Italia e, in parte, all'estero, presso alcune banche centrali;

le riserve auree hanno da sempre svolto una funzione essenziale e di garanzia dell'indipendenza e della sovranità del popolo italiano;

sulla base degli studi di eminenti costituzionalisti «l'analisi della normativa sinora vigente induce a ritenere che si tratti di beni pubblici di natura quasi demaniale, destinati ad uso di utilità generale»,

considerato che:

l'articolo 127, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che tra i compiti da assolvere tramite il SEBC (Sistema europeo di banche centrali) vi siano la detenzione e la gestione delle riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri, evidenziando nessuna supponibile ingerenza circa la proprietà e il titolo, in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto domestico la determinazione della questione;

le norme relative all'attività di gestione devono interpretarsi nel senso che la Banca d'Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree, rimanendo impregiudicato il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle detenute all'estero;

una specificazione esplicita sulla proprietà dell'oro in capo allo Stato italiano si rende necessaria, vista la natura ibrida assunta dalla Banca d'Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi;

il Gruppo Fratelli d'Italia chiede da tempo il pronunciamento chiaro e definitivo sulla titolarità delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia;

l'argomento è divenuto, peraltro, estremamente attuale in considerazione delle recenti dichiarazioni di esponenti istituzionali della Banca d'Italia e rappresentanti autorevoli della maggioranza e del Governo;

atteso che Fratelli d'Italia ritiene che le riserve auree non possano essere utilizzate per coprire esigenze di bilancio, ma debbano rimanere quale riserva a garanzia della solidità del patrimonio nazionale,

si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo riguardo alla proprietà delle riserve auree italiane e se intenda affermare, in modo chiaro ed inequivocabile, che esse appartengano al popolo e allo Stato italiano e non alla Banca d'Italia.


INTERROGAZIONE SULLE MISURE VOLTE A FRONTEGGIARE IL PEGGIORAMENTO DEI DATI CONGIUNTURALI DELL'ECONOMIA

(3-00626) (21 febbraio 2019)

MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, FERRARI, COLLINA, CIRINNA', BINI, VALENTE, MISIANI, MANCA, MARINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

le rilevazioni dei principali istituti internazionali, dell'Istat e la stessa Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2018 hanno evidenziato un andamento positivo nel 2017 di tutti gli indicatori macroeconomici e finanziari. Nel 2017 la crescita ha raggiunto la soglia dell'1,6 per cento, proseguendo su ritmi sostenuti anche nei primi due trimestri 2018. L'occupazione alla fine del secondo trimestre del 2018 ha raggiunto la soglia di oltre 23,3 milioni di unità di occupati, superando il picco massimo di occupazione registrato nel 2007;

il quadro macroeconomico e di finanza pubblica lasciato in eredità all'avvio della XVIII Legislatura al nuovo Governo Lega M5S beneficiava, pertanto, degli effetti positivi delle scelte adottate negli scorsi anni, periodo in cui gli interventi di politica economica sono riusciti a coniugare la stabilità della finanza pubblica e la fiducia dei mercati con interventi mirati allo sviluppo economico, alla decisa ripresa dell'occupazione e all'equità;

nel breve volgere di pochi mesi, il contesto è profondamente mutato e gran parte delle responsabilità sono, a giudizio degli interroganti, attribuibili non tanto all'andamento del contesto internazionale quanto all'azione del Governo in carica. L'abbandono del percorso costruito nella XVII Legislatura ha favorito, da subito, l'affermazione di un nuovo inatteso scenario caratterizzato da forte instabilità economica e di finanza pubblica. I primi provvedimenti adottati dal Governo, a partire dal "decreto dignità", appaiono aver scoraggiato gli investimenti delle imprese, favorito la fuga di capitali e aumentato l'indice di sfiducia delle imprese e dei consumatori;

i primi segnali di inversione di tendenza si sono da subito manifestati nel terzo trimestre 2018. Nel periodo luglio-settembre 2018 il prodotto interno lordo italiano ha segnato, per la prima volta dopo ben 14 trimestri consecutivi di crescita, un andamento negativo (0,1 per cento in meno): segnali che, si ritiene, avrebbero dovuto spingere il Governo ad una maggiore prudenza sul fronte dei conti pubblici e all'adozione di misure di reale impatto sulla crescita economica;

al contrario, la manovra di bilancio per il 2019, in linea con i primi interventi, è stata costruita in modo imprudente e difficilmente sostenibile, corredata da strumenti di politica economica finanziati in forte deficit, non solo non in grado di garantire risultati in termini di crescita ma neanche definiti nel dettaglio, accompagnati da interventi di soppressione, di revisione e di depotenziamento di strumenti messi in campo nella precedente Legislatura, che si erano rivelati di fondamentale impulso per la crescita attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese e il rafforzamento del tessuto industriale, come nel caso del super-ammortamento e del credito di imposta per la ricerca;

tali scelte hanno portato l'Italia ad un isolamento senza precedenti in Europa e spinto la Commissione europea a bocciare il progetto di bilancio italiano, costringendo il Governo a presentare al Senato pesanti correzioni al testo approvato in prima lettura alla Camera dei deputati, pena l'avvio della procedura di infrazione per violazione della regola di riduzione del debito pubblico. Questa vicenda ha umiliato il Paese e compresso le prerogative del Parlamento, al punto che la stessa Corte costituzionale ha espresso pesanti rilievi nella pronuncia seguita al seguito del ricorso presentato dal Partito democratico;

nel frattempo, lo spread, che ad inizio del 2018 era stabilmente intorno ai 130 punti base, nel breve volgere di alcuni mesi è passato stabilmente al di sopra dei 250 punti base, con un picco di 325 punti nel mese di novembre 2018, provocando pesanti ricadute sulla spesa per interessi stimata in 4 miliardi di euro nel solo 2019;

i risultati di questi primi mesi di Governo iniziano ora a manifestarsi in modo palese e preoccupante;

la crescita del Pil, che nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 veniva stimata all'1,5 per cento nel 2019, è stata successivamente corretta dal Governo durante la discussione sulla legge di bilancio all'1 per cento. Ora, sulla base delle prime stime per il 2019, il quadro appare ancora più grave del previsto. La Commissione europea ha recentemente tagliato la previsione di crescita del Pil italiano nel 2019 dall'1,2 per cento delle previsioni autunnali allo 0,2 per cento, dato che rende l'Italia il fanalino di coda dell'Unione europea. Analogo andamento è previsto dai principali organismi internazionali di rilevazione dell'andamento della crescita economica;

gli ultimi dati disponibili sul fatturato e gli ordinativi dell'industria confermano il forte rallentamento in atto. Secondo l'Istat, a dicembre 2018 il fatturato dell'industria è diminuito in termini congiunturali del 3,5 per cento e gli ordinativi dell'ultimo trimestre 2018 sono diminuiti del 2 per cento rispetto al precedente. Su base annua il fatturato diminuisce del 7,3 per cento e gli ordinativi del 5,3 per cento. Dati che sembrano confermarsi anche nell'avvio del 2019. A dicembre 2018 l'indice della produzione industriale è sceso dello 0,8 per cento su novembre e del 5,5 per cento su base annua;

il clima di fiducia delle imprese a gennaio 2019 mostra segnali di forte deterioramento confermando un trend negativo avviato a partire dal giugno 2018. La flessione risulta diffusa in tutti i principali settori economici;

anche i dati relativi all'occupazione evidenziano preoccupanti segnali di inversione di tendenza. Nel mese di dicembre 2018 il numero degli occupati a tempo indeterminato è diminuito di 35.000 unità ed è sceso il numero delle persone in cerca di occupazione. Nel periodo che va tra maggio e dicembre 2018, il numero degli occupati, in valori assoluti, è diminuito di 76.000 unità;

preoccupano anche i dati di finanza pubblica che mostrano un deciso peggioramento rispetto allo scorso anno. In particolare, desta forti preoccupazione l'andamento del debito pubblico che inverte il percorso di diminuzione e si avvia di nuovo verso livelli insostenibili,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda adottare per invertire la tendenza in atto che, contrariamente ai recenti annunci, vede il nostro Paese scivolare rapidamente verso una preoccupante e duratura stagnazione economica;

se sia in preparazione una manovra correttiva di finanza pubblica e se intenda rendere noti gli ambiti settoriali verso i quali saranno indirizzati i tagli di spesa e gli interventi dal lato delle entrate per riportare in ordine i conti pubblici;

se, in considerazione del rallentamento della crescita in atto, intenda adottare con urgenza misure volte a rilanciare gli investimenti pubblici, a favorire l'avvio delle opere immediatamente cantierabili come la TAV, e a sostenere gli investimenti delle imprese invertendo il forte clima di sfiducia in atto;

quali iniziative intenda adottare al fine di tutelare i risparmi degli italiani, l'accesso al credito di famiglie e imprese, e le prospettive di sviluppo del nostro sistema economico, a fronte della crescita dello spread;

quali iniziative intenda adottare a fronte dell'aumento dei tassi d'interesse che rischiano di ripercuotersi negativamente sui conti pubblici, di indebolire i coefficienti patrimoniali delle banche e di tradursi in una stretta monetaria di proporzioni non sostenibili per il Paese.


INTERROGAZIONE SULLA SALVAGUARDIA DEL RUOLO PRODUTTIVO DELLO STABILIMENTO ALSTOM DI SAVIGLIANO

(3-00623) (21 febbraio 2019)

BERGESIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

Alstom è un gruppo industriale francese che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie;

in Italia il gruppo opera tramite Alstom Ferroviaria;

Alstom Ferroviaria rappresenta un fiore all'occhiello del made in Italy, grazie al centro di eccellenza di Savigliano (Cuneo), dove si fabbricano i treni Pendolino;

la produzione dei treni nel sito di Savigliano avviene in quota con un sito produttivo del gruppo Alstom presso Katowice, in Polonia;

nel 2017 Alstom Ferroviaria SpA ha attivato un progetto di ricerca e sviluppo concernente la "Nuova Piattaforma di Treni Regionali";

la Regione Piemonte ha compartecipato al programma tramite lo stanziamento di 544.455 euro, destinati per il sito di Savigliano;

a quanto risulta all'interrogante, negli ultimi mesi una quota di produzione crescente si starebbe spostando dal sito di Savigliano a quello di Katowice,

si chiede di sapere:

se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere in merito allo stabilimento di Savigliano, al fine di salvaguardare la quota produttiva italiana, anche tenuto conto dei finanziamenti pubblici ricevuti dal gruppo.


INTERROGAZIONE SULL'IMPULSO ALL'ATTIVITÀ DI GOVERNO AL FINE DI FAVORIRE IL MIGLIORAMENTO DEL QUADRO ECONOMICO E FINANZIARIO

(3-00625) (21 febbraio 2019)

BERNINI, MALAN, MALLEGNI, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, LONARDO, MANGIALAVORI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CONZATTI, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MASINI, MESSINA Alfredo, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, QUAGLIARIELLO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, per quanto a giudizio degli interroganti:

quanto accaduto pochi giorni fa presso la sede del Parlamento europeo di Strasburgo, quando il deputato Guy Verhofstadt, leader del gruppo parlamentare Alde, ha definito il Presidente del Consiglio dei ministri Conte "un burattino nelle mani di Di Maio e Salvini" risulta essere del tutto inaccettabile;

il comportamento irrispettoso del deputato belga induce gli interroganti ad esprimere solidarietà al Presidente del Consiglio dei ministri per quanto accaduto;

i Gruppi parlamentari di Forza Italia, sia nel Parlamento italiano che in quello europeo, proprio per senso delle istituzioni e nel rispetto della sovranità di ciascun Paese membro dell'Unione europea, difendono da sempre il principio di non ingerenza fra Stati membri;

tuttavia, è dato di evidenziare che la scelta di indicare il professor Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio dei ministri è il risultato di un compromesso tra le parti politiche che sostengono questo Governo, piuttosto che il frutto di una manifesta volontà popolare;

le prerogative sancite dall'articolo 95 della Costituzione, secondo cui "Il Presidente del Consiglio dei ministri: dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando le attività dei Ministri", risultano spesso disattese nei fatti, considerato che, in più di un'occasione, soprattutto in ambito internazionale, l'attuale Presidente del Consiglio dei ministri ha dovuto rinviare misure importanti ed assumere atteggiamenti contraddittori perché eccessivamente vincolato alle decisioni mutevoli dei vice presidenti Salvini e Di Maio;

le elezioni del 4 marzo 2018 hanno avuto un risultato complesso rendendo difficile la formazione del Governo, che ha richiesto 89 giorni, il periodo più lungo della storia repubblicana. Nel "contratto per il governo del cambiamento", l'anomala formula programmatica sulla quale si è basata la maggioranza Lega-M5S, le questioni inerenti alla politica economica sono risultate il frutto di un compromesso che ha portato nel giro di pochi mesi allo sforamento del rapporto deficit e Pil del 2,04 per cento;

la decisione del Governo di attuare un così imponente scostamento dei parametri di bilancio rispetto a quanto contenuto nel Def della primavera 2018 è stata giustificata dalla volontà di rilanciare i consumi interni attraverso misure di sostegno al reddito, i cui effetti sono alquanto discutibili;

in particolare, alcune misure attuate dal Governo attraverso iniziative legislative come i decreti-legge detti decreto dignità, decreto concretezza, decreto semplificazione e legge spazza corrotti non hanno comportato gli effetti benefici sperati dai proponenti;

inoltre, alcune iniziative proposte dal Governo nella legge di bilancio per il 2019 sono da considerarsi recessive e pericolose per la stabilità dei conti pubblici, in primis il reddito di cittadinanza, una misura costosissima e che andrebbe sostituita promuovendo un piano contro l'esclusione sociale che abbia l'obiettivo di ridurre la povertà attraverso una modularità di interventi sia di carattere monetario sia di carattere reale e che si fondi sull'introduzione di un reddito di dignità (imposta negativa sul reddito), che è dimostrato essere più efficace del reddito di cittadinanza, poiché non crea distorsioni nel mercato del lavoro, disincentiva comportamenti parassitari e implica una minore complessità burocratica, oltre ad essere culturalmente basato sul concetto di società attiva e non di società passiva;

il Governo italiano, il 18 dicembre 2018, rispondendo ai rilievi mossi dalla Commissione europea al disegno di legge di bilancio per il 2019, al fine di evitare l'avvio di una procedura di infrazione per debito eccessivo, si è impegnato ad effettuare alcuni interventi utili a migliorare i saldi finali contenuti del bilancio dello Stato, in adesione ai rilievi formulati;

il Governo garantiva di poter recuperare consistenti risorse finanziarie, proprio basando le sue valutazioni tecniche sulla stima economico-finanziaria delle più qualificanti riforme a carattere sociale e previdenziale;

le modifiche introdotte a fine dicembre, quindi, hanno dovuto necessariamente tenere conto dell'evoluzione del quadro macroeconomico, che evidenziava un peggioramento conseguente anche al cattivo andamento del commercio internazionale;

il rallentamento del ciclo economico ha richiesto un aggiornamento delle previsioni di crescita dell'Esecutivo, passate dall'1,5 per cento all'1 per cento per il 2019, che incideva sui saldi di bilancio e sull'entità della correzione strutturale richiesta dal patto di stabilità e crescita;

nonostante le correzioni apportate a seguito delle richieste della Commissione europea, la manovra è finanziata largamente in deficit di bilancio, per il 2019 per 11,847 miliardi di euro, e quindi la Commissione europea provvederà ad ulteriori monitoraggi sul rispetto della regola del deficit, che potrebbe portare all'apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia;

i titoli di Stato emessi da quando è in carica l'attuale Governo hanno visto crescere i tassi di interesse;

sulle emissioni successive al 1° giugno 2018 sono stati presi impegni per interessi per un ammontare di 8 miliardi di euro superiore ai tassi medi del 2017;

rispetto al quadro programmatico, le previsioni di crescita del Pil per il 2019 sono ulteriormente peggiorate, secondo il Fondo monetario internazionale e la Banca d'Italia, assestandosi tra lo 0,5 per cento e lo 0,6 per cento, la Commissione europea stima una crescita dello 0,2 per cento e che quindi al bilancio dello Stato verrebbero inevitabilmente a mancare tra i 4 e i 7 miliardi di euro di entrate;

alla luce della recessione in cui è entrato il nostro Paese e della necessaria revisione che andrà fatta dei conti pubblici per il 2019 e per gli anni successivi, in vista dei dati che continuano a registrare minori entrate rispetto alle previsioni, è improcrastinabile l'adozione da parte del Governo di provvedimenti urgenti volti alla neutralizzazione definitiva delle clausole di salvaguardia Iva finalizzati al contrasto del costo dei consumi che, qualora si verificassero, comporterebbero la contrazione degli stessi;

l'Italia è attualmente sottoposta al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, ed è soggetta alla regola del debito;

in questo quadro, l'attività di bilancio (e non solo) del Governo dovrebbe porsi l'obiettivo di coniugare la sana gestione delle finanze pubbliche, soprattutto in questa particolare fase congiunturale, con l'adozione di politiche di sostegno alla ripresa economica e, nel medio termine, alle prospettive di crescita del nostro Paese;

un sistema economico solido e competitivo è infatti presupposto essenziale per finanze pubbliche sane e per un sentiero di riduzione del debito che sia sostenibile,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che le politiche messe in atto dal Governo provochino gravi problemi al nostro Paese il quale, al contrario, necessita di strategie politico-economiche che consentano di attivare un circolo virtuoso, rappresentato da una significativa riduzione della tassazione, realizzata premiando i fattori produttivi, maggiori investimenti e consumi, maggiore crescita e minore deficit;

se non ritenga necessaria, come già accennato da autorevoli esponenti del Governo, una manovra aggiuntiva per porre rimedio al forte divario tra le previsioni e la realtà economica;

quando e come potranno essere neutralizzate le pesanti clausole di salvaguardia dell'Iva che ammontano ad oltre 23 miliardi di euro per il solo 2020, e che, quindi, a norme vigenti scatteranno tra 10 mesi.


INTERROGAZIONE SULL'AVVIO DELLE STRUTTURE DI COORDINAMENTO PER LA REALIZZAZIONE DI INTERVENTI DI MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

(3-00624) (21 febbraio 2019)

PATUANELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'articolo 40 del decreto-legge 28 settembre 2019, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130 (cosiddetto decreto Genova), ha previsto l'istituzione di una cabina di regia con il compito di verificare lo stato di attuazione dei piani e dei programmi di investimento infrastrutturale nonché di verificare lo stato di attuazione degli interventi connessi a fattori di rischio per il territorio, quali dissesto idrogeologico, vulnerabilità sismica degli edifici pubblici e situazioni di particolare degrado ambientale necessitanti attività di bonifica, anche al fine di prospettare possibili rimedi;

l'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha demandato ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'istituzione di una struttura di missione per il supporto alle attività del Presidente del Consiglio dei ministri relative al coordinamento delle politiche del Governo e dell'indirizzo politico e amministrativo dei Ministri in materia di investimenti pubblici e privati denominata "InvestItalia";

Investitalia, secondo quanto previsto in legge di bilancio, dovrebbe operare alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri, anche in raccordo con la cabina di regia "Strategia Italia", di cui al citato articolo 40 del decreto Genova;

considerato che:

l'istituzione delle strutture di raccordo appare necessaria al fine di attuare un piano di messa in sicurezza del territorio nonché di individuare soluzioni operative in materia di investimento e di ammodernamento delle infrastrutture;

risulta indispensabile garantire equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, attraverso soluzioni coordinate a livello nazionale dalle citate strutture di raccordo,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato di avanzamento delle procedure per l'istituzione della cabina di regia e di Investitalia e per l'approvazione dei relativi decreti al fine di disporre, quanto prima, delle medesime strutture;

quali iniziative si intendano attivare al fine di dare attuazione ai piani e ai programmi di investimento nonché agli interventi connessi a fattori di rischio per il territorio, quali dissesto idrogeologico, vulnerabilità sismica degli edifici pubblici e situazioni di particolare degrado ambientale necessitanti attività di bonifica, anche al fine di prospettare possibili rimedi.

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