SENATO DELLA REPUBBLICA
-------------------- XIII LEGISLATURA --------------------

4a Commissione permanente
(DIFESA)

222a seduta: martedì 9 maggio 2000, ore 15



ORDINE DEL GIORNO


PROCEDURE INFORMATIVE

Interrogazioni.

INTERROGAZIONI ALL’ORDINE DEL GIORNO

        RUSSO SPENA. – Al Ministro della difesa. – Per conoscere:

            in base a quali criteri sia stata decisa la composizione della Commissione per riordinare i servizi e per quali motivi ne sia stata data la presidenza al generale Roberto Jucci che era appartenuto ai servizi segreti all’epoca di varie e discusse vendite di armi che hanno poi dato luogo ad una inchiesta del sostituto procuratore Maria Cordova, inchiesta che aveva portato alla formulazione di numerosi avvisi di garanzia e che portò a varie interrogazioni parlamentari.
        I motivi per cui sia stato incluso nella Commissione l’ex ministro della difesa, generale Domenico Corcione, che è stato autore di un decreto sulla segretazione in campo militare che fu oggetto di fortissime critiche;
            visto che la materia del riordino dei Servizi Segreti deve essere oggetto dell’esame delle competenti commissioni parlamentari perchè si sia sentita l’esigenza di nominare una commissione.


(3-00913)

        SEMENZATO. – Al Ministro della difesa. – Premesso:

            che il giudice Salvini ha depositato una sentenza di rinvio a giudizio in cui si tratta anche dello stupro avvenuto il 9 marzo del 1973 in via Nirone ai danni della signora Franca Rame;
            che dall’inchiesta condotta dal giudice Salvini risulta che: «l’azione contro Franca Rame fu ispirata da ufficiali della divisione Pastrengo»;
            che in una intervista rilasciata a «La Repubblica» in data 11 febbraio 1998 Nicolò Bosso, generale dei carabinieri in pensione, all’epoca capitano in servizio a Milano all’ufficio operazioni del comando della divisione Pastrengo, dichiara: «la notizia dello stupro della Rame fu accolta in caserma con euforia, il comandante era festante come se avesse fatto una bella operazione. Anzi di più...»;
        considerato:
            che, pur avvenuta nel passato, questa vicenda mina l’onore dell’Arma dei carabinieri e dei suoi alti vertici;
            che il silenzio del Ministero e dell’Arma possono essere interpretati come scelta di omertà e connivenza con le culture di allora;
            che porgere le scuse alla signora Franca Rame non servirà a riparare la violenza subita, ma è almeno un modo per ripristinare il senso del diritto e quello del rispetto della persona umana,
        si chiede di sapere se non si ritenga utile per il decoro e la dignità dell’Arma che il Ministro della difesa e il comandante generale dell’Arma rendano pubblicamente e ufficialmente scusa alla signora Franca Rame.


(3-01599)

        DE CAROLIS. – Al Ministro della difesa. – Premesso:

            che da più di dieci anni laureati in psicologia con specializzazione in psicodiagnostica e/o psicoterapia, iscritti all’albo degli psicologi dalla data della sua costituzione, svolgono le prestazioni professionali in regime di convenzione con il Ministero della difesa presso gli ospedali militari, i gruppi selettori truppa, i gruppi selettori AUC, i battaglioni addestramento reclute, eccetera;
            che il rapporto di lavoro è disciplinato da convenzioni individuali a tempo determinato (un anno), ai sensi della legge n. 304 del 21 giugno 1986, predisposte sulla base degli schemi allegati
sub 3 alla circolare LEV 603230/BL20 datata 15 giugno 1990 di Levadife, così come integrati dalla successiva circolare LEV 604691 datata 1º agosto 1995 sempre di Levadife;
            che il rapporto di lavoro intercorrente con il distretto militare, quale disciplinato dalle predette convenzioni individuali, risulta caratterizzato:
                dalla mancanza di una stabilità temporale, atteso che ogni anno la riconferma della convenzione è subordinata alla mancanza di domande per lo svolgimento del servizio in questione da parte degli psicologi con rapporti di lavoro con le aziende USL, con le cliniche universitarie, con gli enti di ricerca; con le istituzioni sanitarie riconosciute dal Ministero della sanità che erogano assistenza pubblica, con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico;
                dal mancato riconoscimento di qualsiasi compenso nei periodi in cui è sospesa l’attività dei gruppi selettori (tutto il mese di agosto e dal 18 dicembre al 7 gennaio) e ciò nonostante esiste l’obbligo di assicurare il servizio in via continuativa dal lunedì al venerdì, per un numero di 24 ore settimanali;
                dalla mancata retribuzione nel periodo di malattia e di gravidanza;
                dal mancato riconoscimento della tredicesima e delle ferie;
            che la legge 21 giugno 1986, n. 304, pur prevedendo la possibilità di stipulare convenzioni con medici civili, generici o specialistici, ovvero con laureati in psicologia solo con riferimento ai primi prescrive «l’osservanza dei contenuti normativi ed economici previsti dagli accordi collettivi nazionali che disciplinano i rapporti fra il servizio sanitario nazionale e medici» (confronta articolo 1, comma 4) mentre riguardo ai predetti laureati si limita a disporre che «i compensi... sono stabiliti annualmente con decreto del Ministro della difesa, emanato di concerto con il Ministro del tesoro»;
            che la diversità di disciplina risultante dal richiamato disposto normativo tra i medici ed i laureati in psicologia trovava il proprio fondamento nella mancanza di un accordo collettivo nazionale;
            che successivamente è intervenuto l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con gli psicologi ambulatoriali sottoscritto in data 10 luglio 1991 e perfezionato il 28 gennaio 1992;
            che con il decreto del Presidente della Repubblica n. 261 del 13 marzo 1992 è stato emanato il «regolamento per il recepimento delle norme risultanti dall’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con gli psicologi ambulatoriali»;
            che, a seguito dell’emanazione del predetto regolamento, con i decreti interministeriali emessi annualmente (confronta decreto n. 2 del 1995 e n. 20 del 1994) ai sensi del richiamato articolo 1, comma 5, della legge n. 304 del 1986, la normativa di cui al predetto collettivo nazionale è stata richiamata unicamente in relazione al trattamento economico (articolo 15 dell’accordo collettivo) e al rimborso delle spese di accesso (articolo 17 dell’accordo collettivo), escludendo espressamente qualsiasi recepimento degli ulteriori contenuti normativi ed economici contenuti nel predetto accordo collettivo nazionale;
            che, infatti, all’articolo 2 dei decreti interministeriali n. 2 del 1995 e n. 20 del 1994 emessi dal Ministro della difesa di concerto con il Ministro del tesoro è stato espressamente previsto che «ai laureati sopra menzionati non compete alcun trattamento economico per le assenze di qualsiasi natura, nè altri emolumenti che comportano erogazioni economiche aggiuntive, nè, infine, altri benefici di natura normativa quand’anche previsti dal citato accordo collettivo di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 261»;
            che la mancata applicazione delle previsioni economiche e normative contenute nel richiamato decreto del Presidente della Repubblica appare del tutto ingiustificata e
contra legem ove si consideri la natura di normativa secondaria degli accordi collettivi nazionali resi esecutivi con decreto del Presidente della Repubblica;
            che, peraltro, al fine di porre rimedio alla evidenziata disparità di trattamento, in applicazione dei princìpi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione enunciati dall’articolo 97 della Costituzione, sia all’articolo 7 del disegno di legge n. 40 di iniziativa dei senatori Bertoni e Loreto, comunicato alla Presidenza il 9 maggio 1996, sia all’articolo 6, comma 5, del disegno di legge n. 1595 di iniziativa dei senatori Manfredi, Fumagalli Carulli, Contestabile, Pastore, Gubert, Pellicini, Pasquali, De Anna, Sella di Monteluce, Palombo e De Santis, comunicato alla Presidenza in data 30 ottobre 1996, è stato previsto che «il trattamento economico e normativo dei consulenti che operano a qualsiasi titolo nelle strutture dello stesso Ministero, ai sensi della legge 31 luglio 1986, n. 304, deve essere integralmente equiparato al trattamento riservato ai professionisti titolari di convenzioni nel Servizio sanitario nazionale»;
            che, inoltre, stante l’inammissibile protrarsi della situazione venutasi a determinare ad iniziativa dei deputati Gatto, Rivelli, Tassone, Bampo, Angelici, Mangiacavallo, Nardini, Settimi, Conti, Colucci, Carlesi, Giacco, Bergamo, Cesaro, Cosentino, Di Comite, Gagliardi, Martusciello, Masiero, Russo, Tortoli e Sanza, hanno presentato in data 2 luglio 1997 la proposta di legge n. 3943, finalizzata a tutelare le posizioni lavorative in essere dei sanitari civili titolari di convenzioni sanitarie con il Ministero della difesa stipulate ai sensi della legge n. 304 del 1986, conseguendo così il risultato, come si evince in maniera diffusa dalla relazione di accompagnamento alla proposta di legge stessa, di evitare ogni disparità di trattamento, di combattere la disoccupazione, di non aggravare la spesa pubblica e diminuire il voluminoso contenzioso in essere tra i sanitari convenzionati ed il Ministero della difesa - Condife;
            che l’esame della suddetta proposta di legge presso la IV Commissione difesa della Camera è stata sospesa dal Governo con rinvio della stessa alla Commissione difesa del Senato per verificare la possibilità di unificarla con il surrichiamato disegno di legge governativo in materia di riordino della sanità militare,
        si chiede di conoscere:
            quali provvedimenti si intenda adottare per sanare una così evidente ed ingiustificata sperequazione esistente nei riguardi delle figure professionali degli psicologi convenzionati con il Ministero della difesa;
            se non si ritenga, anche sulla base dei princìpi di uguaglianza e parità di trattamento che – con specifico riferimento ai convenzionati in questione – sono stati riaffermati dalle richiamate iniziative legislative, di sanare sul piano normativo ed economico, con effetto immediato ed indipendentemente dal progetto del riordino generale della sanità militare, ogni forma di disparità attualmente esistente nei riguardi delle figure professionali degli psicologi, tanto più che nel disposto della legge n. 304 del 1986 non si rinviene alcuna preclusione in tal senso.


(3-01647)

        SEMENZATO. – Al Ministro della difesa. – Premesso:

            che sono stati emessi tre ordini di comparizione, dal sostituto procuratore di Brindisi, per il capo di Stato Maggiore della Marina Guarnieri, per l’ammiraglio Battelli, ex responsabile del Dipartimento marittimo di Taranto, e per il capitano Giulini, comandante della nave «Zeffiro»;
            che i tre militari sarebbero accusati, dalla magistratura di Brindisi, di concorso in omicidio colposo plurimo e procurato naufragio della nave albanese «Kader i Rades», l’unità albanese che fu «toccata» dalla nave italiana «Sibilla» e colò a picco nel canale di Otranto procurando la morte ai suoi passeggeri, una novantina in tutto;
            che la procura brindisina ritiene i tre militari responsabili di aver emanato regole d’ingaggio «troppo aggressive» che prevedevano tra l’altro di sbarrare la strada ai fuggiaschi albanesi «in tutti i modi»;
        considerato:
            che secondo quanto riportato da «Il Messaggero», lo stesso Capo di Stato Maggiore impose di correggere le regole d’ingaggio, considerate troppo aggressive;
            che le autorità militari italiane, e nello specifico le autorità della Marina, all’indomani della strage esclusero ogni colpa e responsabilità dell’accaduto accusando il comandante della nave albanese di aver provocato la morte del suo carico di clandestini con una manovra azzardata che avrebbe portato alla collisione con la nave italiana;
            che, in una dichiarazione, il ministro della difesa Andreatta afferma che il comportamento della Marina si inserisce in un corretto e legittimo uso della forza, sostenendo in questo modo una tesi di aperta sconfessione dell’iniziativa della magistratura,
        si chiede di sapere se non si ritenga di riferire immediatamente i motivi di una certezza in così aperto contrasto con le ipotesi di reato avanzate dalla magistratura.


(3-01709)

        BONFIETTI. – Al Ministro della difesa. – Considerato che in data 25 giugno 1997 l’agenzia di stampa AGI, titolando «Chi ha paura del processo», riportava dichiarazioni del generale Arpino, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, nelle quali tra l’altro si leggeva: «è avvilente vedere delle attività che ci sembra stiano portando verso un allontamento della chiusura dell’indagine» e «e allora andiamo in dibattimento, in quella sede si vedrà chi ha ragione e chi ha torto», si chiede di sapere:

            se, pur nel rispetto delle libertà di espressione di ogni cittadino, non si ritenga inopportuna tale presa di posizione che, nei fatti, poteva riguardare soltanto il Parlamento che appunto in quei giorni discuteva la proroga per l’istruttoria sul caso Ustica;
            se non si ravveda nella sostanza delle dichiarazioni un far proprie le posizioni degli imputati, cosa che pare difficilmente accettabile da parte di un capo di Stato maggiore che dovrebbe avere sempre presente che il Ministero della difesa e il Governo proprio nei riguardi di tali imputati si sono costituiti formalmente in giudizio come parte civile.


(3-01767)

        BONFIETTI. – Al Ministro della difesa. – Premesso che si hanno notizie secondo le quali sarebbe stato istituito presso lo Stato maggiore dell’aeronautica militare una sorta di ufficio «generali pensionati» divenuto nei fatti il centro operativo dell’attività di sostegno degli imputati nel procedimento per la strage di Ustica, si chiede di conoscere:

            nell’eventualità che tale struttura sia stata effettivamente realizzata, ogni possibile notizia sulla nascita, sulle finalità, sulle modalità di funzionamento e di accesso e sul personale addetto;
            inoltre, se strutture a disposizione di personale non più in servizio siano presenti anche presso gli Stati maggiori di altre Armi.


(3-01768