Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Disegno di legge N. 1035


Art. 13.

(Disciplina per l’impiego di sementi
di conservazione in agricoltura biologica)

    1. Al fine di promuovere la conservazione in situ e in azienda e l’utilizzazione sostenibile delle risorse fitogenetiche, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in attuazione degli impegni previsti dagli articoli 5, 6 e 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, ratificato ai sensi della legge 6 aprile 2004, n. 101, acquisito il parere della Conferenza Stato-regioni, istituisce un apposito registro nazionale, di seguito denominato «registro», nel quale sono iscritte, su richiesta delle regioni e delle province autonome, di altri enti pubblici, di istituzioni scientifiche, organizzazioni sociali, associazioni e singoli cittadini, previa valutazione dell’effettiva unicità, le «varietà da conservazione», come definite al comma 2.

    2. Per «varietà da conservazione» si intendono le varietà, le popolazioni, gli ecotipi, i cloni e le cultivar di interesse agricolo, relativi a specie di piante:

        a) autoctone e non autoctone, mai iscritte in altri registri nazionali, purché integratesi da almeno cinquanta anni negli agroecosistemi locali;

        b) non più iscritte in alcun registro e minacciate da erosione genetica;
        c) non più coltivate sul territorio nazionale e conservate presso orti botanici, istituti sperimentali, banche del germoplasma pubbliche o private, università e centri di ricerca, per le quali sussiste un interesse economico, scientifico, culturale, paesaggistico a favorirne la reintroduzione.

    3. Il Ministero, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito delle rispettive competenze, tutelano il patrimonio agrario costituito dalle risorse genetiche delle piante di cui al comma 2 e provvedono affinché le comunità locali che ne hanno curato la conservazione partecipino ai benefici derivanti dalla loro riproduzione, come previsto dalla Convenzione internazionale sulla biodiversità, ratificata ai sensi della legge 14 febbraio 1994, n. 124.

    4. L’iscrizione delle «varietà da conservazione» nel registro è gratuita ed esentata dall’obbligo di esame ufficiale, anche sulla base di adeguata considerazione dei risultati di valutazioni non ufficiali, delle conoscenze acquisite dagli agricoltori nell’esperienza pratica della coltivazione, della riproduzione e dell’impiego. Ai fini dell’iscrizione è altresì disposta la deroga alle condizioni di omogeneità, stabilità e differenziabilità previste dall’articolo 19 della legge 25 novembre 1971, n. 1096, e successive modificazioni ed integrazioni.
    5. L’iscrizione delle «varietà da conservazione» nel registro comporta la registrazione delle seguenti informazioni:

        a) nome comune o nome locale della varietà e ogni eventuale sinonimo;

        b) descrizione della varietà risultante da valutazioni ufficiali, non ufficiali e da conoscenze acquisite con l’esperienza pratica durante la coltivazione, la riproduzione e l’impiego;
        c) notizie di carattere storico e territoriale relative alla diffusione della varietà e sufficienti per definire, anche in modo provvisorio e progressivo, l’area tradizionale di coltivazione della varietà.

    6. Le regioni e le province possono istituire repertori regionali o provinciali delle varietà da conservazione, di seguito denominati «repertori», nei quali possono essere inserite, secondo le disposizioni di cui al comma 4, le sole varietà di cui al comma 2, lettera a). L’iscrizione delle varietà di cui al presente comma nel registro è condizione per il loro inserimento nei repertori.

    7. Il Ministero affida all’Ente nazionale sementi elette (ENSE), senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il compito di effettuare le verifiche e i controlli relativi all’iscrizione delle varietà nel registro. L’ENSE effettua annualmente un monitoraggio delle varietà da conservazione iscritte nel registro e nei repertori, nonché presta assistenza, su richiesta dei soggetti interessati, agli enti pubblici, alle istituzioni scientifiche, alle organizzazioni e associazioni del settore e ai singoli cittadini, nello svolgimento di attività di recupero, identificazione, preservazione e reintroduzione della coltivazione delle varietà da conservazione.
    8. Per quanto non previsto dal presente articolo, l’iscrizione delle varietà da conservazione nel registro è disciplinata dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 ottobre 1973, n. 1065, e dalla legge 20 aprile 1976, n. 195.
    9. Ai produttori agricoli, residenti nei luoghi dove le «varietà da conservazione» iscritte nel registro hanno evoluto le loro proprietà caratteristiche o che provvedano al loro recupero e mantenimento, è riconosciuto il diritto alla vendita diretta in ambito locale di modiche quantità di sementi o materiali da propagazione relativi a tali varietà, qualora prodotti nell’azienda condotta. I produttori agricoli biologici possono effettuare lo scambio diretto, in ambito locale, di modiche quantità di sementi o materiali da propagazione relativi a varietà da conservazione prodotte in azienda. Ai fini del presente comma, per «ambito locale» si intende l’area tradizionale di coltivazione della varietà da conservazione indicata nel registro o nei repertori e, in assenza di tale indicazione, la provincia di appartenenza del produttore; per «modica quantità» si intende una quantità corrispondente al fabbisogno di un’azienda agricola.
    10. La vendita o lo scambio di sementi o materiali da propagazione delle varietà da conservazione, di cui al comma 9, deve essere accompagnato dall’indicazione scritta dei seguenti elementi:

        a) il nome della varietà da conservazione indicato nel registro o nei repertori nei quali è iscritta;

        b) la dicitura «varietà da conservazione»;
        c) il nome e l’indirizzo del produttore;
        d) il nome del detentore dal quale il produttore a sua volta ha ricevuto la semente o il materiale da propagazione e la relativa località di provenienza;
        e) eventuali riferimenti alla certificazione di conformità per sementi o materiali ottenuti con il metodo dell’agricoltura biologica.

    11. In deroga ai limiti territoriali di cui al comma 1, campioni di sementi di varietà da conservazione possono essere scambiati tra privati esclusivamente per attività amatoriali o di conservazione. Ai fini del presente comma, per «campione» si intende una quantità prossima a quella minima sufficiente per garantire la riproduzione della varietà senza ridurne la base genetica.

    12. Fatto salvo quanto previsto dai commi da 9 a 11, con decreto del Ministro, sentita la Conferenza Stato-regioni, possono essere definite adeguate restrizioni quantitative ed eventuali deroghe ai fini dell’iscrizione nel registro, nel caso di coltivazione e commercializzazione di sementi di specie e varietà prive di valore intrinseco per la produzione vegetale, ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari.
    13. La produzione di sementi e materiale di propagazione di varietà da conservazione e il loro scambio, nel rispetto delle disposizioni fitosanitarie nazionali, è disciplinata dalle regioni in modo compatibile con la finalità di agevolare, senza aggravio degli oneri a carico dei soggetti che operano per la conservazione delle varietà medesime, la circolazione di materiale sano o risanato.
    14. Sono escluse dal campo di applicazione del presente articolo le varietà geneticamente modificate, nonché le varietà contaminate da varietà geneticamente modificate. E’ altresì vietato l’utilizzo delle varietà di cui al presente articolo finalizzato alla costituzione di varietà geneticamente modificate.