Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Disegno di legge N. 1661


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 1661
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

d’iniziativa dei senatori DIVINA e VACCARI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 6 LUGLIO 2009

Distacco del comune di Pedemonte dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ai sensi dell’articolo 132,
secondo comma, della Costituzione

 

Onorevoli Senatori. – Su iniziativa di alcuni cittadini di Pedemonte, comune sito in provincia di Vicenza, il 19 gennaio 2006 fu costituito ufficialmente il Comitato popolare «Torniamo in Trentino». Scopo del comitato era dare voce ai pedemontani che intendevano chiedere il ritorno alla vecchia provincia di Trento.

    Il Comitato Torniamo in Trentino raccolse 473 firme che consegnò nelle mani del sindaco, per far sì che fosse indetto il referendum per tornare in Trentino secondo quanto previsto dall’articolo 132 della Costituzione come modificato dall’articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e dall’articolo 42, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352. Il 13 giugno 2007 il consiglio comunale deliberò all’unanimità in tal senso.
    Il 9 e il 10 marzo 2008 si svolse il referendum col quale più del 76 per cento dei cittadini di Pedemonte ha espresso la volontà di ritornare in seno alla provincia autonoma di Trento. L’esito positivo del referendum fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 28 marzo 2008.
    Dalla data della predetta pubblicazione sono iniziati a decorrere i sessanta giorni – espressamente previsti dall’articolo 45, quarto comma, della legge n.–352 del 1970 – entro i quali il Ministro dell’interno deve presentare al Parlamento il disegno di legge previsto (come chiaramente espresso dall’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, e dall’articolo 45 della stessa legge n. 352 del 1970) contenente la modifica dei confini delle regioni coinvolte. I termini per tale adempimento sono scaduti quindi il 13 agosto 2008, ed esso è da considerare come «atto dovuto»: questo tanto più che parte della dottrina costituzionalistica ha ritenuto che il referendum ex articolo 132 della Costituzione avesse carattere deliberativo e non meramente consultivo mentre altra parte della dottrina lo ha qualificato come un referendum sui generis «provvisto di un parziale effetto costitutivo».
    Arrivati a questa fase si è dovuta dunque assumere l’iniziativa affinché il disegno di legge giungesse quanto prima all’approvazione del Parlamento.
    Oltre alle ragioni di carattere costituzionale, che motivano la presentazione di questo disegno di legge, è opportuno completare la presente relazione anche con le motivazioni di carattere geografico, storico-culturale e socio-economico.
    Oggi a Pedemonte sono rimasti alcuni importantissimi legami con la terra di origine. La quantità e, soprattutto, la qualità di questi legami fanno di Pedemonte, dal 1980 comprendente anche l’ex comune di Casotto, un caso unico in tutto il Veneto. Pedemonte dista 38 km da Trento, e 125 da Venezia.
    Organismi legati alla cooperazione trentina:

        –  Cassa rurale ed artigiana di Pedemonte, fondata nel 1920 dal parroco trentino don Giovanni Albertani.

        –  Famiglia cooperativa di consumo, pure istituita negli anni Venti.

    Organismi legati alla gestione del territorio:
        –  Regola di Casotto, di origine medievale, soppressa in epoca napoleonica, ripristinata nel 2001 con una legge regionale veneta in virtù dell’antica appartenenza alla giurisdizione tirolese di Caldonazzo, dove Vigevano tali Carte di Regola;

            –  Libro fondiario, con sede a Trento;
            –  Ufficio tavolare, con sede a Trento;
            –  nuovo catasto edilizio urbano, la cui sede è stata trasportata da Vicenza a Trento il 1º dicembre 2006.

    La parlata di Pedemonte è sostanzialmente riconducibile al dialetto trentino usato a Lavarone e nell’alta Valsugana, anche se risente di influssi veneti, soprattutto nella frazione di Casotto. Rimane un substrato di lingua cimbra nei modi di dire e nei vocaboli, oltre che nei racconti ed in alcune tradizioni civili e religiose. Per questo ci sono rapporti molto stretti con gli istituti culturali del contiguo comune trentino di Luserna/Lusérn. La toponomastica di Pedemonte conserva ancora un’antica impronta cimbra, che in alcune frazioni interessa più del 90 per cento dei nomi di luogo. Per il loro particolare interesse tutti i toponimi di Pedemonte negli anni 1998-2001 sono stati raccolti, classificati inseriti nel Dizionario Toponomastico Trentino.

    La tipologia edilizia è di derivazione trentina, particolarmente evidente nella costruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Brancafóra.
    Il legame con l’arcidiocesi di Trento non è mai stato spezzato del tutto, grazie alla presenza di numerosi religiosi nativi di Pedemonte. Negli anni Novanta la curia tridentina provvide alla microfilmatura di parte dell’archivio parrocchiale di Brancafóra. All’arciprete di Brancafóra è tuttora riconosciuta dallo Stato, al pari di tutti i parroci operanti nelle cosiddette «Terre Redente», la facoltà di insegnare nelle scuole elementari. Molti fedeli hanno mantenuto, anche dopo il passaggio alla diocesi di Vicenza, usi, tradizioni e devozioni legati al Trentino. In molte case assieme al giornale diocesano vicentino «La voce dei Berici» giunge anche quello trentino «Vita Trentina».
    I lavoratori dipendenti lavorano in massima parte nella zona di Arsiero, Thiene e Schio, mentre alcuni trovano occupazione a Pedemonte, dove da alcuni decenni è sorta una piccola zona artigianale. Le strutture turistiche trentine di Lavarone e Folgaria offrono occupazione stagionale a numerosi valligiani ed opportunità di lavoro a tante ditte artigianali di Pedemonte.

Analisi storica

    Il territorio del comune di Pedemonte, dal 1980 comprendente anche l’ex comune di Casotto, era anticamente indicato come Brancafóra, dal nome del luogo che ospitava la chiesa e l’ospizio per i viandanti.

    Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale ed i giovani validi furono arruolati e spediti a combattere sul fronte orientale. Un anno dopo anche l’Italia entrò nel conflitto ed immediatamente gli abitanti di Pedemonte e Casotto si trovarono in quella specie di «terra di nessuno» venutasi a trovare tra le fortezze austriache e quelle italiane. Iniziò così il triste esodo della popolazione civile verso i territori più interni e sicuri dell’impero.
    Il 10 settembre 1919 veniva firmato il Trattato di Saint-Germain (anche se la legge d’annessione conobbe molti ritardi e fu approvata dall’Italia solo con la legge 26 settembre 1920, n. 1322) che portava il confine al Passo del Brennero. L’antica patria (Heimat) tirolese con capitale Innsbruck veniva perciò smembrata in Trentino, Alto Adige, Tirolo del Nord e Tirolo dell’Est. Pedemonte e Casotto erano parte del Trentino, fino ad allora denominato Sudtirolo o Tirolo Italiano.
    Con regio decreto 21 gennaio 1923, n.  93, fu istituita la provincia di Trento e si dispose che «il territorio dei distretti di Ampezzo e Livinallongo» passasse «a far parte del territorio del circondario di Belluno». Il 2 gennaio 1927 (regio decreto-legge n. 1) fu costituita la provincia di Bolzano.
    Il 2 luglio 1929 (legge n.  1111) Pedemonte e Casotto furono aggregati d’imperio alla provincia di Vicenza.
    Nel 1940 Casotto perse definitivamente la sua autonomia amministrativa ed andò a costituire, con Forni, San Pietro e Pedescala, il nuovo comune di Valdastico; tuttavia nell’edizione del «Dizionario Toponomastico Tridentino» di Ernesto Lorenzi del 1932 si legge: «la nostra zona vi era ancora compresa, perché la legge n.  1111 del 1929, pur potendo imporci un diverso futuro, non era certo in grado di cancellare il nostro passato comune con Trento».
    Il 25 novembre 1943 sulle pagine di «Liberazione Nazionale», organo di stampa del C.L.N., si diceva che entro l’unità politica dello Stato Italiano il territorio delle Province di Trento e di Bolzano, del mandamento di Cortina d’Ampezzo e dei comuni di Val d’Astico [cioè Pedemonte e Casotto n.d.a.] e di Val Vestino, in considerazione delle Sue particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche, viene costituito in circoscrizione autonoma con capoluogo a Trento e con la denominazione di «Regione Tridentina». Nella stesura definitiva vennero tuttavia tolti i riferimenti ai territori amputati, relegando le «particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche» a materia per gli storici.
    Il 29 novembre 1943 le popolazioni di Casotto e Pedemonte si rivolsero al capo della provincia di Trento Adolfo Bertolini, allegando quattro fogli con le firme di tutti i capifamiglia, chiedendo coraggiosamente la ricostituzione in comune autonomo ed il conseguente immediato ritorno in Trentino, nonostante le intimidazioni: « ... Il desiderio di vedere esaudita con una grazia la decisione delle famiglie di Casotto e Pedemonte rimane sempre vivissima, anche se subito che si sparse la notizia, della richiesta inoltrata a Vostra Eccellenza, elementi di Casotto e dei paesi vicini hanno tentato di intimorire le povere famiglie con minacce di interventi punitivi da parte delle autorità militari ( ... ) Corse così più volte la voce che con l’annessione di Casotto alla Provincia di Trento i Capifamiglia verrebbero deportati in Germania, che tutti gli uomini verrebbero costretti a servizio militare in massa, che le famiglie private verrebbero private anche del necessario, insomma si cercò di mettere il timore in mezzo alla povera gente quasi sia stato commesso un grave delitto con la richiesta inoltrata».
    Il 13 giugno 1945 le popolazioni di Casotto e Pedemonte rinnovarono la richiesta del 29 novembre 1943, questa volta diretta al prefetto di Trento Ottolini.
    Il 20 gennaio 1946 la popolazione di Pedemonte si rivolse al capo della provincia di Trento, allegando le firme di 159 capifamiglia, chiedendo di ritornare in Trentino. Nello stesso giorno il sindaco di Pedemonte in una lettera al senatore Enrico Conci diceva: «Nonostante il contrario parere della totalità della popolazione, un provvedimento d’imperio del regime fascista del luglio 1929 staccava questo comune dalla provincia di Trento per aggregarlo a quella di Vicenza. Il ritorno del regime di libertà ha trovato la popolazione nel fermo proposito di chiedere la riannessione al Trentino del quale abbiamo condiviso le sorti ab immemorabili».
    Il 1º settembre 1946 con delibera n. 617 il consiglio comunale di Pedemonte conferisce al sindaco Francesco Recchia l’incarico di insistere affinché « ... sia prontamente promosso il provvedimento col quale questo comune rientri a far parte del Trentino».
    Il 6 settembre 1946 il sindaco di Pedemonte Francesco Recchia inoltra una comunicazione al Ministero dell’interno chiedendo notizie sulla petizione popolare per il ritorno con Trento, inviata ancora nel mese di febbraio e rimasta senza riscontro. Il sindaco informa anche sulla inquietudine della gente per l’incomprensibile silenzio romano.
    Il 22 aprile 1947 i responsabili del «Gruppo ASAR Casotto Trentino», che caldeggiava il ripristino degli antichi confini, scriveva alla propria direzione regionale che a Casotto e Pedemonte c’erano ben 402 iscritti.
    Il 4 maggio 1948 i Casottani, delusi dalla piega che stanno prendendo gli avvenimenti, inviano un memorandum alla direzione della Südtiroler Volkspartei, chiedendo di far intervenire in loro aiuto i loro parlamentari a Roma.
    Il 13 dicembre 1948 la questione venne posta all’attenzione della prima riunione del consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, allorché il consigliere Remo Defant fece un applauditissimo intervento dicendo che c’erano «comuni fuori della regione che desideravano rientrare, Cortina d’Ampezzo, Pieve di Livinallongo, Santa Lucia, Casotto, Pedemonte e Valvestino, che avevano espresso in numerosissime riunioni la volontà di poter ritornare nel Trentino-Alto Adige», nella convinzione che la regione avrebbe quanto prima esaudito il desiderio di quelle popolazioni. Il presidente Luigi Menapace assicurava il massimo interessamento dichiarando che «appena possibile si sarebbe data forma e sostanza al desiderio delle popolazioni appoggiando moralmente le procedure da avviare con il consenso del consiglio regionale».
    Nell’agosto del 1964 venne istituita la diocesi di Bolzano-Bressanone, ed i confini delle diocesi di Bolzano e Trento vennero fatte coincidere, caso unico in Italia, con le rispettive province; in quell’occasione senza che fosse avvertita la necessità di chiedere un parere, magari non vincolante, ai parrocchiani coinvolti, furono lasciati a Belluno i decanati di Cortina D’Ampezzo e Livinallongo, a Brescia la zona di Magasa e Valvestino, mentre Pedemonte e Casotto passarono dalla diocesi di Trento a quella di Vicenza. I parroci di Pedemonte conservano tuttora la facoltà, riconosciuta alle nuove province acquisite dopo il 1918, le cosiddette Terre Redente, di insegnare religione nella scuola elementare.
    Nel 1980 gli abitanti di Casotto, che avevano ripetutamente ma inutilmente cercato di ricostituire un proprio comune autonomo, chiesero ed ottennero, con legge regionale veneta 31 maggio 1980, n. 81, di essere aggregati a Pedemonte, adducendo motivazioni di carattere storico.
    Verso la fine degli anni Novanta venne realizzato il ripristino del Libro Fondiario, a spese della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol (in seguito la competenza sarebbe passata alle due province autonome).
    Il 7 marzo 2000 il consiglio comunale di Pedemonte votò all’unanimità una delibera di adesione al realizzando Dizionario Toponomastico Trentino. Dopo aver dato valore ufficiale ai risultati della ricerca sulla toponomastica svolta secondo i criteri della provincia autonoma di Trento, furono accettate in toto tutte le norme previste nel bollettino ufficiale della regione autonoma Trentino-Alto Adige n. 55 del 9 novembre 1993 in materia di vincoli sulla toponomastica, facendo propri tutti quegli obblighi che per i comuni del Trentino discendevano direttamente da una legge provinciale.
    Nel 2001 a Casotto venne ripristinata l’antica Regola, modificando in tal senso l’A.S.U.C. che per molti anni aveva gestito i beni di uso comune. Le Carte di Regola nella Giurisdizione di Caldonazzo, alla quale anche Casotto apparteneva, erano precedenti all’introduzione dei comuni.
    Il 28 luglio 2003 il consiglio comunale di Pedemonte chiese all’unanimità di considerare l’intero territorio comunale soggetto alla salvaguardia ed alla valorizzazione e diffusone della lingua cimbra e delle tradizioni storico-culturali della minoranza linguistica cimbra.
    Il 10 dicembre 2006 divenne ufficialmente operativo il trasporto da Vicenza a Trento del nuovo catasto edilizio urbano, contestualmente a Valvestino e Magasa che lo trasportarono a Riva del Garda, al termine di un processo lungo e difficile che ha visto necessaria una modifica allo statuto di autonomia della regione Trentino-Alto Adige (decreto legislativo 18 aprile 2006, n. 196).

 

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.

    1. Il comune di Pedemonte è distaccato dalla regione Veneto e aggregato alla regione Trentino Alto Adige/Südtirol, nell’ambito della provincia autonoma di Trento.

    2. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti le modifiche o integrazioni alle disposizioni legislative vigenti che sono strettamente consequenziali al disposto di cui al comma 1, applicando, ove necessario, la procedura prevista dall’articolo 107 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670.

Art. 2.

    1. Il Governo è autorizzato a adottare le disposizioni regolamentari necessarie per l’attuazione della presente legge.