Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 190 del 21/04/2009


CAROFIGLIO (PD). Avevo pensato, riflettendo brevemente al contenuto di questo intervento, di non toccare il tema dell'automatismo cautelare contenuto nella norma che estende ai reati di natura sessuale l'obbligo di custodia cautelare in carcere. Mi vedo quasi costretto a fare un'annotazione su questo punto, avendo, qualche istante fa, sentito parlare di certezza della pena come base concettuale di questa norma.

Allora, si può discutere di tutto col massimo rispetto dei punti di vista diversi, ma bisogna avere la massima chiarezza sui concetti: la certezza della pena con la custodia cautelare non c'entra nulla. (Applausi dal Gruppo PD). La certezza della pena riguarda la pena successiva ad una sentenza passata in giudicato; la custodia cautelare in carcere, obbligatoria o meno, riguarda un procedimento in corso, normalmente nella fase delle indagini preliminari. Poi possiamo discutere del fatto e dell'opportunità di istituire un meccanismo che, dal punto di vista della ingegneria processual-penalistica, è da tutti considerato assai rozzo e che spesso produce gli effetti opposti; ma non è il mio intento in questo momento.

In questo intervento di breve durata, che cerca di toccare alcuni dei temi importanti del decreto‑legge al nostro esame, il mio intento è quello di dire: cerchiamo di intenderci sulle cose di cui parliamo: con la custodia cautelare la certezza della pena non c'entra nulla.

Detto questo, vorrei fare alcune brevi notazioni, non prima di aver espresso soddisfazione per il fatto che, comunque sia, secondo una procedura che non ci entusiasma ed un itinerario parlamentare che poteva essere più lineare, siamo oggi qui a parlare di un'innovazione normativa importantissima e veramente urgente; tanto urgente che abbiamo tentato di introdurla in precedenti provvedimenti che avevano a che fare con la sicurezza collettiva e ci è stato risposto, per l'appunto, che si trattava di materia che sarebbe stata elaborata e trattata in un disegno di legge. Constatiamo che il Governo e la sua maggioranza hanno cambiato idea ed in questo caso e su questo tema la cosa personalmente, ma anche a molti altri di noi, fa piacere.

Vediamo ora alcune norme contenute in questo decreto‑legge e, in particolare, come esse si inseriscono nella politica generale in materia di sicurezza e di gestione delle risorse giudiziarie di polizia da parte del Governo e della maggioranza. C'è una norma, quella di cui all'articolo 6, in cui si affrontano parecchie questioni; fra queste è toccato il tema importante della videosorveglianza nei luoghi pubblici. È una norma sulla quale siamo d'accordo; personalmente sono d'accordo anche sulla estensione del periodo di conservazione dei dati ricavati da tale attività.

Però - c'è un però - contemporaneamente alla redazione di questo decreto-legge ed alla sua proposizione nella sede parlamentare, il Governo ha elaborato e proposto un disegno di legge in materia di intercettazioni nel quale vi sono molte amenità - non è questa la sede per parlarne - e, fra queste, la previsione di una complessa procedura giudiziaria per autorizzare le riprese anche in luoghi pubblici da parte della polizia giudiziaria. È interessante notare l'incredibile contrasto che esiste fra queste disposizioni che, se tutto continuerà a marciare come sta marciando, porteranno, signori colleghi leghisti, ad un meccanismo potente di controllo del territorio con le videoregistrazioni, ma l'impossibilità di utilizzarle perché la normativa sulle intercettazioni telefoniche, ambientali e visive che vi apprestate ad approvare - o che desiderereste approvare - renderebbe, per difetto di quella complessa e farraginosa procedura giudiziaria, inutilizzabili tali riprese. È bene chiarirsi le idee, è bene aver chiaro che questi temi si affrontano con una strategia, non decidendo ogni mattina che norma buttar giù, per esigenze, a volte - duole dirlo - di propaganda politico-elettorale.

La norma chiave di questo testo normativo è quella che prevede il reato di stalking, cioè di persecuzione assillante. Siamo contenti che ci sia, un po' meno di com'è concepita: essa presenta diversi aspetti difettosi dal punto di vista della tecnica legislativa e diversi profili di mancata conformità al precetto penalistico della determinatezza della fattispecie, in particolare laddove si prevede anzitutto che il reato sussista quando la condotta genera un perdurante e grave stato d'ansia o di paura; trattasi di condotta descritta in maniera imprecisa, che richiederebbe, o richiederà, una serie di accertamenti, spesso complessi, a volte impossibili, e che noi suggeriamo di cambiare con un emendamento di cui discuteremo al momento opportuno.

Vi sono poi problemi con la perseguibilità a querela, che in un caso come questo è conveniente ma che deve avere il temperamento dell'irretrattabilità (ed anche in questo caso proponiamo un emendamento di cui discuteremo). Vi sono infine problemi con l'individuazione dei soggetti che possono porre in essere questo tipo di condotta, in particolare laddove è escluso che essa sia posta in essere dai soggetti che statisticamente più spesso la realizzano, cioè i coniugi non legalmente separati. Anche in tal caso proponiamo che venga ampliata la rete dei soggetti autori di questo reato.

In conclusione, signor Presidente, l'istituto della diffida suscita qualche perplessità, di cui però si può discutere. Certo, sarebbe però necessario - è in questo senso che si propone un ulteriore intervento emendativo - che per la peculiare necessità di intervenire con urgenza - in questo caso più che in altri - si attribuisse al pubblico ministero un potere di adozione urgente di misure precautelari con convalida nelle consuete 48 ore da parte del giudice. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bianconi. Ne ha facoltà.