Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 193 del 23/04/2009


PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando, con la mozione che si discute oggi, si parla di embargo, si intende il blocco degli scambi totale, deciso unilateralmente da un solo Paese nei confronti di un altro Paese e basato su motivi esclusivamente politici. Si tratta, potremmo dire, dell'utilizzo di uno strumento che appare, più che di diplomazia, come un mezzo di guerra, anche se di guerra economica stiamo parlando.

È un fatto dimostrato che gli embarghi economici, soprattutto quelli totali, non portano ai risultati che si vorrebbero conseguire. Infatti, la privatizzazione dei beni di prima necessità, dei fondi economici, degli strumenti di sopravvivenza ad una intera popolazione ha come effetto che la popolazione si stringe attorno al Governo in carica, dato che solo da questo può ricevere i mezzi per sopravvivere, e coltiva la cultura dell'odio verso le Nazioni che hanno stabilito l'embargo. Tuttavia, si è fatto largo uso dell'embargo e lo strumento è pericolosamente tornato di moda - permettetemi l'espressione - nell'opera di contrasto al terrorismo.

Una normativa statunitense sul commercio estero risalente al 1979 prevede tali sanzioni contro i Paesi periodicamente elencati dal Governo americano nella cosiddetta terrorist list, la quale attualmente enumera Iran, Iraq, Libia, Siria, Sudan, Cuba e Corea del Nord. Il caso di Cuba, rispetto agli altri, rappresenta tuttavia un unicum anche per un Paese come gli Stati Uniti, assai avvezzo all'utilizzo dell'embargo.

Le prime misure economiche contro Cuba furono prese nel 1960 e gradualmente estese. Nel 1963 l'embargo fu completato. Esso è stato finora costantemente mantenuto con poche varianti. Negli ultimi anni si è anche avuta un'ulteriore escalation di tali misure, prima con l'adozione del progetto di legge presentato dal deputato Torricelli, il Cuban Democracy Act del 1992, poi con la legge Burton, un provvedimento che inasprisce ulteriormente l'embargo, penalizzando le imprese straniere che hanno affari con Cuba e consentendo a cittadini americani di far causa ad investitori stranieri che utilizzino proprietà espropriate dal Governo cubano.

Tuttavia, questa situazione immutata per ben quarant'anni, cari colleghi, sembra si stia sbloccando con una rapidità crescente nelle ultime settimane. Quello che ci chiediamo è se il colosso America e l'intransigente Cuba si stiano veramente avviando verso la fine di questa guerra fredda.

Per ciò che riguarda Cuba, è certo che esistono segni che possa davvero arrivare un cambiamento cinquant'anni dopo la rivoluzione che portò Fidel Castro al potere. Con una mossa inaspettata, infatti, Raul Castro, fratello di Fidel, ha recentemente licenziato decine di alti ufficiali, esponenti della linea dura del Governo. È un fatto, questo, che ha segnato il primo anno da presidente di Raul ed ha aperto concrete speranze che Cuba possa andare oltre quelle piccole riforme finora introdotte.

Per ciò che riguarda gli Stati Uniti, sempre più cittadini americani e sempre più esponenti politici ritengono che l'embargo economico non abbia funzionato. O meglio, permettetemi di dire, che funziona ed ha funzionato per Nazioni come il Canada, la Corea del Sud e dozzine di altri Paesi che hanno fatto e fanno fortuna fornendo a Cuba cibo e materiali per costruzioni.

Le critiche all'embargo arrivano anche sulla scorta di motivazioni non solo altruistiche nel considerare i bisogni del popolo straniero: i membri del Congresso americano, che lamentano l'esternalizzazione dei lavori negli Usa, stanno sempre più ponendo all'opinione pubblica il problema che l'embargo su Cuba priva di occupazione migliaia di lavoratori americani.

Con la nuova Presidenza Obama, attenta sia alle aperture multilaterali che ai bisogni dei cittadini americani, sembra quindi giunto il momento per Washington di agire. Ed i primi passi mossi dal presidente americano in questo senso sono più che positivi: è dei giorni scorsi, infatti, la decisione che permette ai cubano-americani di spedire soldi ai parenti a Cuba e di visitarli regolarmente, con l'attenuazione anche delle restrizioni ai viaggi per tutti gli altri.

Anche se, cari colleghi, la fine dell'embargo non è immediata - questo è un fatto tangibile - e anche se bisognerà ancora aspettare, tuttavia i buoni auspici ad oggi ci sono.

Premesso tutto ciò, vorrei dire che la mozione che ci accingiamo a votare oggi costituisce l'ennesimo tassello, l'ulteriore spinta propulsiva per realizzare davvero la fine dell'embargo, ed il suo valore aumenta proprio perché la situazione internazionale nuova, degli ultimi mesi, degli ultimi giorni, ha reso probabile ciò che prima appariva, ad essere ottimisti, solo lontanamente possibile.

L'Italia dei Valori sostiene quindi pienamente la mozione trasversale, appoggiata da tutte le forze politiche e firmata da gran parte dei membri della Commissione affari esteri di cui faccio parte, con la quale si chiede al nostro Governo di agire in tutte le sedi possibili per il superamento dell'embargo.

Sarebbe un grande risultato se, già durante l'appuntamento internazionale che ci vede maggiormente coinvolti, il G8, si arrivasse ad avere qualche certezza maggiore sulla fine del blocco economico.

Certo, come affermato dallo stesso Presidente americano, gli USA restano in attesa di decisioni concrete da parte dell'Avana, e tali passi dovrebbero essere mossi fondamentalmente nel campo della tutela dei diritti dell'uomo. Dunque, ritengo importante che nella mozione sia stato inserito l'invito al Governo a chiedere alle autorità cubane la liberazione dei prigionieri politici detenuti nelle loro carceri.

Cari colleghi, è vero che gli USA sono il Paese più potente e ricco del mondo, ma è anche vero che sono un solo Paese e che i problemi che affrontano non possono essere risolti da un unico Paese.

Mi viene da dire che, laddove le armi hanno fallito (si pensi all'Afghanistan o all'Iraq), potrà di più l'economia e il fascino esercitato dal modello di sviluppo occidentale, in quanto questi pongono, come moneta di scambio per la democratizzazione, beni e servizi appetibili per la popolazione cubana.

Dunque, concludendo, signor Presidente, annunci il voto positivo del Gruppo dell'Italia dei Valori alla mozione che è sostenuta da tutte le forze politiche per la fine dell'embargo cubano.

L'Italia dei Valori crede fortemente nella possibilità che il processo di democratizzazione abbracci ogni Paese, ed auspica che, a vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, segua la caduta di questo ultimo muro residuato dalla Guerra fredda, fatto di limitazioni economiche che hanno soffocato e soffocano le persone.

Pertanto, anche a seguito delle prime avvisaglie di apertura date da entrambi i Governi, quello cubano e quello statunitense, davvero mi auguro che questa positiva rivoluzione nelle relazioni fra i due Paesi sia possibile, e che lo sia anche grazie al contributo italiano sintetizzato in questa mozione che è, come dicevo, bipartisan, quindi a maggior ragione una buona mozione. (Applausi dal Gruppo PD).