Senato della Repubblica

| Torna all'indice | Vai alla Home Page |

Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 429 del 28/09/2010


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GIARETTA, SANNA, TREU, FISTAROL, STRADIOTTO, SCANU, SAIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il gruppo editoriale Epolis versa in una grave situazione, con la cessazione della pubblicazione delle 19 testate del gruppo e con i 127 giornalisti senza stipendio da maggio 2010;

la rete dei quotidiani Epolis aveva arricchito il quadro del pluralismo dell'informazione locale e la cessazione definitiva delle pubblicazioni configura una ulteriore crisi occupazionale nel settore giornalistico, già afflitto da eccesso di esuberi e precarietà;

l'editore avrebbe presentato un piano di rilancio che prevedrebbe la cessazione tramite concordato dell'attuale società Epolis e la nascita di una nuova società che fornirebbe i servizi nazionali alle varie testate locali che riaprirebbero tramite acquisizione da parte di soci locali,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione del gruppo editoriale e sul piano di rilancio presentato;

quali tempi siano previsti per la sua attuazione e quale sia lo stato delle trattative per le possibili riaperture delle testate locali;

quali garanzie siano state prodotte dal punto di vista occupazionale, in modo particolare per garantire il riassorbimento di tutti i cassaintegrati da parte delle nuove società locali;

quali iniziative intenda assumere per favorire una rapida conclusione della vertenza ed il pieno rilancio dell'attività editoriale del gruppo Epolis.

(4-03719)

FERRANTE, FIORONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il 15 luglio 2010 il Senato ha approvato, con parere favorevole del Governo, l'ordine del giorno n. 9/2257/2 presentato dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo in cui impegnava il Governo ad adottare urgentemente tutte le iniziative necessarie per garantire il funzionamento della rete dei Centri di raccolta rifiuti e per il loro adeguamento ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008 anche attraverso una proroga del termine ultimo per l'adeguamento spostandolo almeno sino al 30 giugno 2011 per concedere tempo sufficiente all'espletamento di tutte le procedure necessarie;

a tutt'oggi tale impegno non è stato attuato;

il 30 giugno 2010, ai sensi dell'articolo 2, comma 7, del citato decreto ministeriale, è scaduto il termine ultimo per l'adeguamento dei Centri di raccolta comunali che operavano sulla base di disposizioni regionali o di enti locali;

i Centri di raccolta dei rifiuti urbani ed assimilati per rispondere alle prescrizioni del citato decreto ministeriale avrebbero dovuto adeguarsi a diverse prescrizioni tecniche e amministrative che determinano lunghi tempi di esecuzione. A queste difficoltà si sono aggiunti, visti i vincoli di spesa posti per gli enti locali, dei ritardi per lo stanziamento delle risorse economiche;

dato che è previsto il sistema di ritiro "1 contro 1", la distribuzione avrà un aumento sensibile delle quantità di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti, il che renderà indispensabile e ineluttabile poter disporre, su tutto il territorio nazionale, di una rete adeguata di Centri di raccolta comunali;

a complicare ancora di più la situazione si è aggiunto anche il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 marzo 2010, n. 65, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 4 maggio 2010, che ha comportato numerosi dubbi interpretativi rispetto a quanto stabilito all'articolo 8 e (è importante evidenziare non era presente nello schema del provvedimento sottoposto al parere della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato) che di fatto sembrerebbe circoscrivere ai soli Centri di raccolta operanti sulla base del decreto ministeriale 8 aprile 2008 le semplificazioni previste dal medesimo regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 8 marzo 2010, n. 65, non essendo queste applicabili in caso di conferimento ad impianti di stoccaggio dei rifiuti autorizzati in procedura ordinaria secondo gli articoli 208, 210, 216 del decreto legislativo n. 152 del 2006;

di fatto l'interpretazione letterale dell'art. 8 del citato regolamento di cui al decreto ministeriale 8 marzo 2010, n. 65, e dei relativi riferimenti presenti nell'art. 1, comma 2, lettera b), nell'art. 2 comma 1, lettere a) e c), fornita da la quasi totalità delle province in Italia impedisce ai Centri di raccolta comunali autorizzati in regime ordinario di ricevere i RAEE della distribuzione, facendo, nei fatti, prevedere un blocco del sistema di raccolta e il relativo collasso del sistema di ritiro "1 contro 1", che dopo lunghissima attesa avrebbe dovuto allineare alla normalità europea la raccolta di tali rifiuti;

la dannosa chiusura dei Centri di raccolta ha come effetto di dare origine all'abbandono incontrollato o al deposito illegale di rifiuti, anche pericolosi, con conseguenti rischi per la salute e per l'ambiente,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda dare seguito all'ordine del giorno approvato dal Senato richiamato in premessa e approvare una proroga relativamente all'adeguamento alla normativa vigente dei Centri di raccolta dei rifiuti spostando il termine ultimo al 30 giugno 2011;

se non intenda immediatamente introdurre modifiche rispetto all'articolo 8 del regolamento di cui al decreto ministeriale 8 marzo 2010, n. 65, che permettano di estendere a tutti i Centri di raccolta comunali la possibilità di accogliere i RAEE della distribuzione, in ragione del fatto che la funzionalità dei Centri di raccolta è indipendente dal regime autorizzativo e che le tutele offerte da un centro autorizzato ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006 sono sicuramente uguali o superiori a quelle dei centri approvati ai sensi del citato decreto ministeriale 8 aprile 2008;

se non intenda immediatamente fornire, attraverso una nota esplicativa, chiarimenti normativi anche in merito alla stipula delle convenzioni di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 151 del 2005 e ai criteri con i quali è stabilita la provenienza del rifiuto, così da collegarlo alla quota di raccolta differenziata di ciascun Comune.

(4-03720)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

Sogin, società controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, è stata costituita nel 1999 e ha come missione lo smantellamento (il decommissioning) degli impianti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi;

oggi si apprende da articoli del "Corriere della Sera" e de "Il Sole-24 ore" che Sogin, ancora commissariata e in attesa della nomina di un nuovo consiglio di amministrazione, avrebbe predisposto e trasmesso al Governo un elenco di 52 aree con caratteristiche adeguate per ospitare i siti per le scorie radioattive. Ogni area, che ha le dimensioni di circa 300 ettari, deve essere in grado di accogliere, oltre ai depositi per le scorie di varia gradazione, anche il parco tecnologico che a regime avrà oltre mille ricercatori;

le aree individuate riguarderebbero, tra l'altro, il viterbese, la Maremma, l'area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del piacentino e del Monferrato. La scelta del sito per le scorie dovrebbe avvenire attraverso una sorta di "asta": il territorio su cui sorgeranno i depositi radioattivi verranno infatti "ricompensati" con forti incentivi economici;

sempre secondo i citati articoli, il Governo avrebbe deciso di mantenere riservato l'elenco consegnato da Sogin, in attesa della nascita dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare, la cui istituzione doveva avvenire prima dell'estate ma di cui ad oggi si sono perse le tracce;

la decisione di tenere segreto l'elenco dei siti è gravissimo e del tutto inaccettabile: contraddice infatti l'esigenza di procedere nella massima chiarezza e nel coinvolgimento di tutti gli interessi coinvolti alla scelta dei siti nazionali, ed è la conferma che il Governo e la sua maggioranza immaginano una "via militare" per il ritorno all'energia atomica, in cui ai cittadini vengono imposte scelte decise da pochissimi senza alcun controllo democratico. Inoltre, questo modo di procedere si è rivelato già in passato controproducente: basta ricordare la vicenda di Scanzano Jonico, scelta da un altro Governo Berlusconi come sede del deposito nucleare e dove il tentativo di imporre questa scelta provocò la reazione ferma e unanime dell'intera comunità locale;

nel frattempo, i tempi per l'eventuale ritorno dell'Italia al nucleare si allungano, e recentemente il direttore per lo sviluppo sostenibile del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini ha affermato pubblicamente che occorre «riconsiderare tutta l'architettura normativa, senza fermare l'avvio delle procedure»,

si chiede di sapere se il Governo intenda, urgentemente, riferire al Parlamento sui criteri e i contenuti dell'elenco dei siti per i depositi nucleari predisposto da Sogin.

(4-03721)

DELLA SETA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

nella tradizione della cultura del nostro Paese e di Napoli in particolare, spiccano, tra i più prestigiosi Istituti di cultura, l'Istituto italiano per gli studi filosofici e l'Istituto italiano per gli studi storici. Ad oggi tali enti si reggono su risorse private e contributi pubblici, che consentono la prosecuzione delle attività già esistenti e permettono con fatica prospettive di crescita e sviluppo per il futuro;

il 31 dicembre 2009 sono scaduti i termini per il finanziamento agli istituti di cultura previsti nella legge finanziaria per il 2005;

l'Istituto italiano per gli studi filosofici è il riferimento culturale per studiosi e scienziati di tutta Europa, per questo costituisce un fiore all'occhiello della cultura italiana. Scopo dell'Istituto, che non ha finalità di lucro, è quello di "promuovere, attraverso il concorso di docenti e studiosi, lo sviluppo degli studi filosofici, storici, giuridici, economici e scientifici mediante programmi di ricerca e di alta formazione in grado di garantire alle nuove generazioni una formazione umanistica e scientifica" (articolo 2 dello statuto);

tali finalità hanno consentito a tanti giovani laureati di dialogare direttamente con i più grandi pensatori e scienziati napoletani, italiani e stranieri;

nel 2009 l'Istituto ha promosso circa 74 pubblicazioni tra edizioni critiche di testi classici, saggi di noti studiosi o giovani ricercatori, periodici, testi per la scuola; nel settore della ricerca l'Istituto è stato impegnato in decine di progetti di ricerca;

al pari dell'altro, l'Istituto italiano per gli studi storici rappresenta un'autentica gemma della cultura italiana e della ricerca storica; dal 1947 ad oggi, l'Istituto è stato frequentato da 1.200 borsisti, molti dei quali sono divenuti docenti e hanno lasciato un segno duraturo nelle scienze storiche, divenendo in più di un caso studiosi insigni e a loro volta maestri di intere generazioni nelle università italiane e straniere;

il venire meno dei contributi pubblici impedirebbe ai due Istituti di perseguire qualunque prospettiva di crescita e sviluppo, e inciderebbe pesantemente sulle loro capacità di trasmettere insegnamenti, conoscenze e competenze alle giovani generazioni, e di condividerle con la comunità,

si chiede ai Ministri in indirizzo di conoscere se intendano urgentemente adottare le misure più opportune per conservare piena efficacia all'attività meritoria e preziosa dell'Istituto italiano per gli studi filosofici e dell'Istituto italiano per gli studi storici, prorogando i finanziamenti stabiliti nella legge finanziaria per il 2005.

(4-03722)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

l'Associazione bancaria italiana (ABI) con il patrocinio del Ministero della giustizia ha sviluppato un progetto di formazione e-learning destinato a magistrati, cancellieri, avvocati e a tutti gli operatori del settore giudiziario per favorire la conoscenza e l'adozione degli strumenti del processo civile telematico e, più in generale, di tutti i servizi elettronici della giustizia;

il portale "ABIfore-justice", presentato dal responsabile del settore giustizia dell'ABI, Luigi Capaldo, il 3 dicembre 2009 in occasione del Salone della giustizia, ha tra le sue principali finalità quella di trasferire le conoscenze e le competenze necessarie per il corretto utilizzo degli strumenti informatici nel processo telematico, contribuire allo scambio di informazioni e best practice tra gli addetti ai lavori e agevolare la costruzione di una cultura italiana sulla giustizia telematica;

il progetto, volto a consentire l'invio informatico degli atti processuali e la gestione integrata di tutte le informazioni relative ai procedimenti, è stato realizzato nell'ambito dell'intesa siglata dal Ministero con l'Associazione bancaria nel novembre 2006 per il consolidamento e la diffusione del processo civile telematico;

a giudizio dell'interrogante la giustizia così posta nelle mani dell'ABI con il processo telematico, per cui tutti gli atti passeranno dal server del sistema bancario, comporta un palese conflitto di interessi perché si consente all'ABI di entrare negli uffici dei Tribunali permettendo così a terzi interessati di essere informati in tempo reale delle "mosse avversarie"a tutto vantaggio delle banche, contro gli interessi delle famiglie, dei consumatori e delle piccole medie imprese;

considerato che:

altra vicenda anomala è stata la costituzione, nel 2007, di società ad hoc per la gestione dei fallimenti. Le principali banche hanno infatti costituito apposite società denominate Asteimmobili, nei principali Tribunali (Roma, Milano, Genova, eccetera), con la finalità di chiudere il cerchio quando i tartassati e maltrattati utenti non hanno la possibilità di adempiere alle obbligazioni, specie su mutui e prestiti;

ABI e banche si sono quindi ritrovate ben presto, con personale impiegato nella società costituita Asteimmobili a fare lavoro di cancelleria come altri pubblici ufficiali (con la non piccola differenza di non essere entrati per concorso e di non aver dovuto "prestare giuramento di fedeltà" allo Stato) in gangli alquanto delicati come le esecuzioni immobiliari, le procedure fallimentari, gli uffici dei giudici di pace, le corti d'appello sia civili che penali, le stesse procure;

le precedenti società, per aver offerto un invidiabile vantaggio competitivo imbattibile, ossia la gratuità del servizio offerto, che svolgevano questo delicato lavoro, come Data Service ed Insiel, sono state sostituite dalla Asteimmobili Servizi SpA con sede sociale presso l'ABI (via delle Botteghe oscure 46 a Roma) e come soci un pool di banche, quali Intesa San Paolo SpA, SITEBA SpA, UGC banca (gruppo Unicredit), ICCREA Holding, banca Monte Paschi di Siena, Credit Servicing, banca Sella, banco Desio, banca Carige, Banca popolare di Verona e Novara, Interhol 2001 Srl, banca del Piemonte, Bipielle S.G.C., Banca popolare di Milano, Banca popolare dell'Emilia Romagna, Banca popolare di Puglia e Basilicata, Banca popolare di Lajatico, Banca popolare di Sondrio;

le banche, che avrebbero investito 3,5 milioni di euro in questa operazione, con una generosa offerta con la finalità privatistica, come ad esempio la trasformazione dei pignoramenti degli immobili (chiesti al 99 per cento dalle stesse banche) in vendite all'asta; oppure le procedure fallimentari di società (che devono soldi alle banche, altrettanto spesso); l'archiviazione (o no, si potrebbe anche sospettare, visto che non sempre il deposito di un atto processuale di diritto civile prevede rilascio di una ricevuta) degli atti e delle sentenze;

esemplare è stato il caso del Tribunale ordinario di Roma - IV Sezione civile esecuzioni immobiliari - al quale il Ministero della giustizia ha ridotto drasticamente il personale esterno licenziando i sei lavoratori della società Insiel, professionalmente apprezzati e utilizzati da oltre sei anni ma sindacalmente "troppo" attivi, mentre le altre società operanti nel settore del penale sono rimaste, fortunatamente, al loro posto;

detto Tribunale, previo contatto con l'ABI, raggiungeva un accordo con la Asteimmobili Servizi It SpA (già interessata ad un'importante convenzione con il Ministero) per un intervento della stessa in fase di vendita, tendenzialmente esteso a tutte le procedure, ma mirato soprattutto ai compendi pignorati di più rilevante valore o di più difficile collocazione sul mercato immobiliare;

considerato inoltre che:

le banche gestiranno questi servizi con molta più efficienza tenendo conto dei propri interessi, ma con minore attenzione per l'interesse pubblico, per la terzietà degli atti della pubblica amministrazione, per i diritti dei vessati cittadini, sottoposti ad ogni sorta di abuso da parte degli istituti di credito;

pertanto, a giudizio dell'interrogante, con riferimento agli istituti di credito si configura un evidente conflitto di interessi tra il loro dovere di salvaguardare anche il sudato risparmio investito nelle abitazioni per acquistare la prima casa per abitarci, tutelato dalla Costituzione, e la voracità degli stessi, non adusi a guardare mai le esigenze dei cittadini ed andare incontro a temporanee esigenze di questi ultimi che spesso, proprio per colpa delle banche stesse che hanno consigliato soluzioni sbagliate al 91 per cento delle famiglie nell'accensione di un mutuo, richiedono, invano, di dilazionare la corresponsione dei prestiti erogati,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo abbiano valutato l'evidente conflitto di interessi che si configura tra una trasparente gestione delle esecuzioni immobiliari e la società Asteimmobili, che è stata chiamata a svolgere un tale compito, nonché, da ultimo, il conflitto di interessi sotteso alla decisione di assegnare all'ABI la gestione integrata di tutte le informazioni relative ai procedimenti e l'invio informatico degli atti processuali;

se tale progetto ABI-Ministero, oltre a rappresentare una palese ingerenza di banche e soggetti privati nell'amministrazione della giustizia, non configuri aperta violazione di norme, anche di rango costituzionale, nella separazione netta dei poteri, la quale non prevede che la giustizia possa essere appaltata a soggetti privati quali le banche associate i cui interessi sono nettamente contrapposti a quelli dei cittadini consumatori sempre più vessati e gettati in balia dei potenatti economici.

(4-03723)

AMATI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della difesa - Premesso che:

il Comando militare dell'esercito della "Lombardia" e l'Ufficio scolastico regionale della Lombardia hanno siglato il 5 ottobre 2009 un Protocollo d'intesa per la realizzazione del progetto "Allenati per la vita" con cui si impegnano a collaborare, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, alla realizzazione di iniziative volte ad attuare gli indirizzi per la sperimentazione dell'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione";

il progetto è promosso dal Ministero dell'istruzione e dal Ministero della difesa ai sensi della disposizione di cui all'articolo 1 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137 ("Disposizioni in materia di istruzione e università"), in cui si stabilisce che «A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a "Cittadinanza e Costituzione", nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia»;

il progetto "Allenati per la vita", destinato agli studenti del quarto e quinto anno della scuola superiore prevede lo svolgimento di un programma di lezioni in materie che vanno dalle "tecniche militari operative (armamenti, mezzi ed equipaggiamento dell'esercito) alla cultura militare, nonché a prove pratiche (percorso su strada sterrata con i mezzi fuori strada della Protezione civile, attraversamento di alcune tipologie di ponti-corda); inoltre, sono previste lezioni teoriche su materie relative all'uso delle armi da fuoco;

il corso è valido ai fini del riconoscimento di crediti formativi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano i contenuti degli insegnamenti previsti dal progetto conformi ai principi di cui all'articolo 1 del decreto-legge n.137 del 2008 in materia di insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione";

se, in particolare, non ritengano che tali contenuti configurino un'errata e inaccettabile commistione tra i valori fondanti il nostro ordinamento costituzionale - tra cui il ripudio della guerra - e la propaganda militarista e bellicista veicolata presso gli studenti dal progetto suddetto;

se non ritengano che tale iniziativa sia ancor più inaccettabile alla luce dei drastici tagli alla scuola e alla formazione effettuati dal Governo in carica a detrimento della quantità e qualità del servizio scolastico pubblico.

(4-03724)

GHEDINI, DE LUCA, MAZZUCONI, NEGRI - Ai Ministri della difesa e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

tra pochi giorni, in conseguenza del rinvio a giudizio da parte del giudice delle indagini preliminari, inizierà davanti al Tribunale penale di Bologna il processo a carico di due carabinieri del Nucleo operativo ecologico (NOE) di Bologna, imputati dei reati di concussione e rivelazione di segreto d'ufficio ai danni della Niagara Srl, società della Provincia di Ferrara, che gestisce un impianto per il trattamento dei rifiuti reflui industriali;

le imputazioni ai due sottufficiali si riferiscono alla presunta richiesta di somme di denaro al responsabile dell'azienda, soggetta al loro controllo istituzionale, al fine di ammorbidire le accuse e condizionare le indagini, evitare le misure cautelari personali ed il sequestro dell'impianto, nonché garantire per il seguito l'immunità da altri controlli;

dalle indagini che hanno condotto all'imputazione emergerebbe, inoltre, che i due militari contestualmente operavano per la costituzione di una società di consulenza ambientale, finalizzata a contenere rapporti di affari privati già esistenti nell'ambito del settore rifiuti;

a quanto è dato sapere la Procura di Bologna avrebbe informato, a seguito dell'esercizio dell'azione penale, l'Arma dei Carabinieri e, quindi, il Ministero della difesa delle imputazioni elevate a carico dei due sottufficiali e dell'intervenuto rinvio a giudizio;

risulta inoltre presentata, presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, una richiesta di approfondimento su profili collegati alla vicenda in esame;

non si conosce, inoltre, se sia stato informato anche il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e se siano state trasmesse ai due Ministeri competenti, da cui dipende il NOE, le ulteriori informazioni emerse in merito ad un potenziale conflitto di interessi dei due sottufficiali in relazione all'ipotesi di partecipazione ad una società di consulenza ambientale,

si chiede di sapere:

se, tenuto conto dei profili di incompatibilità ambientali e della possibile ricaduta sul prestigio dell'Arma e dei Ministeri in indirizzo, sia stato disposto il trasferimento dei due carabinieri in altra articolazione, per la gravità dei reati contestati ed in seguito all'intervenuto rinvio a giudizio;

se i Ministri in indirizzo ritengano compatibile, visti i reati contestati e gli altri fatti emersi, la continuità di prestazione di servizio nel territorio in cui risulterebbero commessi i fatti e quindi la permanenza in quella sede dei due sottufficiali imputati;

quali misure siano state disposte o intendano adottare per garantire il corretto e trasparente svolgimento delle funzioni amministrative e di polizia giudiziaria nell'ambito della gestione rifiuti e della tutela ambientale nel territorio indicato.

(4-03725)

DIVINA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il Tribunale di Trento presenta una grave carenza di personale dovuta sia alle nuove piante organiche sia alla cessazione del rapporto di lavoro del personale, che dal periodo 2007 al mese di settembre 2010 è stimato in 16 unità in meno;

queste sono state parzialmente sostituite da 5 unità di personale applicato dalla Regione Trentino-Alto Adige, in virtù della convenzione stipulata tra quest'ultima e il Ministero della giustizia;

tale convenzione, scaduta il 17 giugno 2010, non è stata a tutt'oggi formalmente rinnovata;

il mancato rinnovo di detto protocollo d'intesa, con la conseguenza di non poter più garantire l'efficienza dell'ufficio giudiziario, classificato per produttività ed efficienza tra i primi dieci Tribunali d'Italia, crea preoccupazione sia nel personale chiamato a sforzi e supplenze forzate, sia ai responsabili direttivi dei vari uffici nonché dello stesso Tribunale;

nella malaugurata ipotesi di mancato rinnovo del protocollo si dovranno adottare soluzioni organizzative che incontreranno il disappunto dell'intero foro di Trento, come quella di procedere alla chiusura di almeno due sezioni distaccate del Tribunale e di trasferire presso la sede centrale gli affari e il personale ivi assegnato, con grave pregiudizio per quanto riguarda la presenza del servizio sul territorio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere a breve al rinnovo del protocollo d'intesa con la Regione Trentino-Alto Adige in modo da poter sopperire alle carenze dovute al costante pensionamento del personale e garantire l'attuale efficienza del Tribunale di Trento.

(4-03726)

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri della difesa e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che vari organi di stampa hanno informato del lancio del progetto dell'Ufficio scolastico della Lombardia e dell'Esercito "Allenati per la vita";

considerato che in risposta a una serie di critiche mosse dal mondo delle associazioni e della politica il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha rilasciato nella giornata di venerdì 24 settembre 2010 la seguente dichiarazione, come si può leggere dall'agenzia Ansa: «"Le polemiche nate dopo la firma del protocollo Allenati per la vita sono assolutamente infondate e finalizzate solo alla distorsione del progetto". È quanto afferma in una nota il ministero dell'Istruzione, commentando le critiche venute da più parti all'iniziativa che è stata siglata dall'Ufficio scolastico regionale e dal Comando dell'Esercito della Lombardia. Il protocollo, ricorda viale Trastevere, "non è stato firmato dai ministri Gelmini e La Russa, come erroneamente riportato da alcuni giornali. I ministri sono stati semplicemente invitati a partecipare ma non erano presenti né alla firma né alla cerimonia. L'attività, nata in maniera sperimentale cinque anni fa, è stata ufficializzata con il primo protocollo nel settembre 2007, sotto il governo di centrosinistra". "È un'attività sportiva complessa e articolata che ha come primo obiettivo la conoscenza di se stessi, la capacità di lavorare in gruppo e di cooperare e l'acquisizione di competenze nei settori della protezione civile e del soccorso. Non è affatto finalizzata all'esaltazione della cultura militare, come riportano alcuni organi della stampa. Alla firma del protocollo infatti, erano presenti enti come la Croce Rossa e Associazioni di volontariato a vario livello, che poi parteciperanno alla realizzazione delle attività", prosegue la nota. "Uno degli aspetti del progetto, e non il più importante, sono le prove di tiro con l'arco e con la carabina ad aria compressa. Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. Sono dunque da respingere tutte le interpretazioni finora avanzate, dettate solo dalla volontà di infangare un'iniziativa a cui aderiscono esclusivamente ragazzi e ragazze volontari, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione", conclude il Miur»;

come si evince da uno degli opuscoli rintracciabili su Internet all'indirizzo http://www.milano.istruzione.lombardia.it/org/efisica/Allenati_09.pdf il protocollo in questione pare essere stato ampliato al progetto "Incontri Esercito Scuola" che costituirebbe una delle iniziative del protocollo "Allenarsi alla Vita" siglato a Milano il 5 ottobre 2009 dal Dirigente scolastico regionale Lombardia dottor Giuseppe Colosio e dal Comandante militare Esercito Lombardia generale Camillo De Milato. Tale iniziativa sarebbe supportata dalla sinergia tra i Ministeri dell'istruzione e della difesa che viene sempre di più sospinta dal ministro Gelmini e dal ministro La Russa;

le attività verrebbero svolte in divisa militare, abbigliamento non strettamente necessario né per il tiro con l'arco, né per quello colla carabina ad aria compressa né tantomeno per conoscere, approfondire o praticare la conoscenza della Costituzione o proteggere e promuovere i diritti di cittadinanza;

considerati i tagli che hanno caratterizzato le dotazioni del Ministero della difesa e di quello dell'istruzione;

atteso che i corsi verranno tenuti da personale dell'Esercito in pensione ma che necessiteranno di attrezzature non in dotazione ai plessi scolastici e che le stesse dovranno essere svolte, come si evince sempre dal menzionato opuscolo, in luoghi debitamente attrezzati,

si chiede di conoscere:

quale sia la lista aggiornata dei plessi scolastici che aderiranno al programma;

quanti siano gli studenti che hanno deciso di partecipare;

quali siano in criteri di selezione;

quanti siano a oggi gli istruttori militari in congedo coinvolti;

che tipo di rimborso spese venga loro corrisposto;

a quanto ammontino i costi generali dell'iniziativa.

(4-03727)

GIARETTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

l'uso delle sale comunali per attività culturali, istituzionali, politiche, associative costituisce uno dei presupposti fondamentali perché il cittadino possa esercitare i propri diritti democratici e di partecipazione alla vita della comunità;

la negazione senza motivata giustificazione e in via del tutto discrezionale degli spazi collettivi configura una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini;

diventa sempre più frequente da parte di amministrazioni, in particolare guidate dalla Lega Nord, un uso del tutto discrezionale degli immobili pubblici, sia apponendo indebitamente simboli di partito, sia non ottemperando agli obblighi di esposizione della bandiera nazionale, sia negando la concessione di sale pubbliche per motivi esclusivamente politici;

in particolare, di recente, il Comune di San Giorgio in Bosco (Padova) ha negato l'uso della sala consiliare ad un gruppo di cittadini, anche residenti nel detto comune, che avevano richiesto la sala per un incontro tra i soci della società "banca Etica" che svolge una benemerita attività nel campo del credito a finalità etiche;

secondo il regolamento comunale le sale possono essere concesse "ad incontri, riunioni, manifestazioni di carattere istituzionale, culturale, scientifico, artistico, sportivo, organizzati, promossi o patrocinati dal Comune o realizzati senza scopo di lucro da associazioni e gruppi comunali o persone fisiche" e l'incontro previsto rientra pienamente in dette caratteristiche;

quindi il diniego non è dovuto ad ostacoli regolamentari, ma piuttosto appare legato al fatto che gli organizzatori contestano la decisione dell'amministrazione di San Giorgio in Bosco di interrompere la propria partecipazione simbolica al capitale di "banca Etica";

in questo modo si configura un abuso ed un'oggettiva limitazione del diritto a riunirsi, e l'amministrazione dimostra di non accettare la normale dialettica democratica,

l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo perché sia garantito ai cittadini di San Giorgio in Bosco l'uso della sale comunali senza discriminazioni di natura politica, nell'osservanza della normativa vigente.

(4-03728)

GIARETTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

da tempo si è avviato il progetto della realizzazione della carta d'identità elettronica, che comporterebbe evidenti vantaggi per il cittadino e le amministrazioni;

in particolare fin dal 2000 con un decreto ministeriale sono state fissate le caratteristiche tecniche del documento elettronico;

dopo 10 anni non si è andati oltre alla sperimentazione in un gruppo di Comuni,

l'interrogante chiede di conoscere:

quali siano i motivi dell'enorme ritardo nell'attuazione della realizzazione della carta d'identità elettronica;

quali siano i costi finora sostenuti per il mantenimento in vita della società "Innovazione e progetti" cui era stata affidata la realizzazione del progetto;

se corrisponda a verità il fatto che il Presidente di detta società risulta essere Presidente di altre società del gruppo Finmeccanica e dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, società tra cui esiste un contenzioso legato alla realizzazione della carta d'identità elettronica, configurandosi un evidente conflitto di interessi.

(4-03729)

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri della difesa e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che lo scorso 19 settembre 2010, sulla sito web www.famigliacristiana.it è stato pubblicato un articolo a firma di Francesco Anfossi dal titolo «Alla scuola militare» nel quale si illustra sommariamente un accordo tra i Ministri in indirizzo per dare vita a un corso d'istruzione che prevede la divisione degli studenti in "pattuglie", lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi "ginnico-militari", si chiede di sapere:

se i fatti esposti nell'articolo corrispondano al vero e, in caso affermativo, quali siano i termini dell'accordo stipulato, con chi, e quali siano le risorse stanziate;

se i Ministri in indirizzo non ritengano che una tale iniziativa possa ingenerare, negli studenti e nel corpo docenti, un'errata interpretazione di quei valori di unità e coesione che in tal modo sembrano voler essere ricondotti, attraverso una restaurazione, ad una ben precisa fase storica del nostro Paese durante la quale anche le istituzioni scolastiche erano asservite al regime fascista;

se siano intenzionati a rivedere nel merito le finalità e le modalità di esecuzione dell'accordo di cui in premessa nel senso di provvedere ad istituire corsi informativi e seminari volti a favorire nello studente la consapevolezza e la conoscenza dei limiti che l'ordinamento militare e le gerarchie militari impongono ai cittadini in divisa in tema delle libertà e dei diritti della persona in aperta violazione del dettato costituzionale.

(4-03730)

POLI BORTONE - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in data 1° settembre 2010 la multinazionale inglese British American Tobacco (Bat) ha comunicato, attraverso un documento, un piano di ristrutturazione europeo con conseguente revisione strategica del comparto di produzione di sigarette;

il piano di ristrutturazione interesserà lo stabilimento leccese della Manifattura Tabacchi con gravi ripercussioni dal punto di vista dei livelli occupazionali;

500 dipendenti della manifattura sono a rischio di licenziamento;

i diversi tavoli istituzionali tenutisi presso la sede della Prefettura di Lecce, alla presenza, tra gli altri, di esponenti del Governo, hanno avuto un esito infruttuoso e l'ipotesi di un'intesa sembra restringersi ponendo davanti ai lavoratori lo spettro di una chiusura dello stabilimento;

lo stabilimento leccese è una struttura radicata nel territorio salentino e rappresenta un fiore all'occhiello per l'economia del territorio e per la produzione di tabacchi a livello nazionale ed internazionale;

la chiusura dello stabilimento comporterebbe un pesantissimo impoverimento per tutto il territorio pugliese e nazionale;

la revisione strategica della Bat, che interessa lo stabilimento leccese, non dipende da problemi legati alla produzione nel sito salentino;

alcun tipo di rassicurazione è giunto né dai vertici della multinazionale inglese, né dal Governo, e non solo non è stata fornita alcun tipo di garanzia relativamente al mantenimento dei posti di lavoro, ma non si è fornita alcuna garanzia neppure in merito ad un'ipotesi di riconversione,

si chiede di sapere quali interventi intenda adottare il Governo o abbia già adottato per assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali alla Manifattura Tabacchi di Lecce, che escludano anche l'ipotesi di riconversione.

(4-03731)

ESPOSITO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il Trattato di Lisbona dota l'Unione europea del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro, caratterizzate soprattutto da crescita, occupazione e sicurezza, rendendo l'Europa protagonista sulla scena internazionale, grazie al raggruppamento potenziato degli strumenti comunitari di politica estera;

il Trattato di Lisbona permette all'Europa di esprimere una posizione chiara in politica estera, mettendo la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell'Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari in politica estera degli Stati membri;

il Trattato di Lisbona riconosce che la politica comune di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevola la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri;

nella riunione informale di Bruxelles del 19 novembre 2009, i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea sono giunti ad un accordo sulla nomina di Catherine Ashton ad Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

in materia di affari esteri l'Alto Rappresentante assume le funzioni finora svolte dalla presidenza a rotazione semestrale, dall'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e dal Commissario europeo per le relazioni esterne;

conformemente agli articoli 18 e 27 del Trattato sull'Unione europea, l'Alto Rappresentante guida la politica estera e di sicurezza Comune dell'Unione; contribuisce con le sue proposte all'elaborazione di detta politica, la attua in qualità di mandatario del Consiglio e assicura l'attuazione delle decisioni adottate in materia; presiede il Consiglio "Affari esteri"; è uno dei vicepresidenti della Commissione; vigila sulla coerenza dell'azione esterna dell'Unione; in seno alla Commissione, è incaricato delle responsabilità che spettano a tale istituzione nel settore delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri aspetti dell'azione esterna dell'Unione; rappresenta l'Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune, conduce, a nome dell'Unione, il dialogo politico con i terzi ed esprime la posizione dell'Unione nelle organizzazioni internazionali e in seno alle conferenze internazionali; è a capo del servizio europeo per l'azione esterna e delle delegazioni dell'Unione nei Paesi terzi e presso le organizzazioni internazionali;

sta per essere definita l'architettura del nuovo Servizio europeo per l'azione esterna, che deve assistere l'Alto Rappresentante nell'esercizio delle sue funzioni;

la politica estera, la politica di sicurezza e la politica di difesa, in particolare e per definizione, si avvalgono dell'attività di intelligence;

l'attività di intelligence, insieme ad altre caratteristiche e asset dello Stato, incide sulla capacità negoziale e sul successo (o fallimento) della negoziazione sulle cosiddette global issues;

le global issues sulle quali si scatena la competizione e si concentra la collaborazione internazionale di oggi e di domani si chiamano: terrorismo internazionale, criminalità organizzata, proliferazione nucleare, conflitti, sicurezza, crisi finanziaria, pandemia, clima, energia, società basata sulla conoscenza, povertà, demografia mondiale, accesso alle risorse e alle materie prime, ricerca scientifica e tecnologica;

l'attività di intelligence si espleta in prima istanza nella raccolta ed elaborazione ufficiale e segreta di informazioni che riguardano Stati esteri (o aree di influenza internazionale) al fine di aiutare a formulare e ad attuare la politica estera;

l'attività di intelligence si espleta nella conduzione di attività sotto copertura (segrete) per facilitare l'attuazione della politica estera e anche nella conduzione di attività segrete di contro-spionaggio;

nella sua visita alle istituzioni europee del mese di marzo 2010, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo in guardia sui rischi dell'inter-governamentalismo come unico metodo decisionale europeo, e, nel suo precedente discorso fatto a Riga nell'aprile 2007, ha affermato che "il resto del mondo ha bisogno di più Europa; di un'Europa che parli con una sola voce sul piano internazionale e che abbia strumenti adeguati, anche militari, per contribuire a garantire sicurezza e stabilità fuori dai propri confini";

nella Strategia europea in materia di sicurezza (ESS) "Un'Europa sicura in un mondo migliore" approvata dal Consiglio europeo nel 2003 si afferma che "l'Unione europea è, inevitabilmente, un attore globale e dovrà essere pronta ad assumersi la sua parte di responsabilità per la sicurezza mondiale e per l'edificazione di un mondo migliore";

il documento del Consiglio appena citato elenca le "Minacce di fondo" declinandole in: terrorismo, proliferazione delle armi di distruzione di massa, conflitti regionali, fallimento dello Stato e criminalità organizzata;

la Relazione sull'attuazione della strategia europea in materia di sicurezza "Garantire sicurezza in un mondo in piena evoluzione", approvata nel 2008 dal Consiglio europeo apre con l'affermazione " l'Unione europea si trova ad affrontare le maggiori responsabilità della sua storia";

il documento del Consiglio appena citato elenca le "Sfide globali e minacce di fondo" declinandole nuovamente in: proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo e criminalità organizzata, sicurezza informatica, sicurezza dell'approvvigionamento energetico e cambiamenti climatici;

il report del US National Security Council dal titolo "Global Trends 2025: A transformed World", pubblicato nel 2008, sottolinea come le differenze nelle priorità stabilite singolarmente degli Stati membri dell'Unione europea incideranno sulla capacità dell'Unione stessa di dare forma ad una vera prospettiva strategica globale e ad un'efficace politica estera e ad un'efficace politica di difesa,

si chiede di sapere:

se l'Italia abbia avanzato in sede UE una proposta di creazione di un servizio di intelligence europeo da mettere al servizio dell'Alto Rappresentante nell'espletamento coerente ed efficace delle sue funzioni;

se il Governo italiano intenda partecipare al futuro servizio di intelligence europea e alla definizione delle modalità di adesione;

come sia composta la struttura di intelligence attualmente messa a disposizione dell'Alto Rappresentante affinché svolga appieno, efficacemente ed alla pari con gli altri attori internazionali le funzioni attribuitele dal Trattato di Lisbona in tema di politica estera, di politica di sicurezza e di politica di difesa;

quale sia l'efficacia, nella valutazione del Ministro in indirizzo, dell'attuale struttura di intelligence europea messa al servizio dell'Alto Rappresentante affinché sia in grado di agire e reagire alle sfide poste dalle global issues in una prospettiva di crescita e di benessere dei cittadini europei oggi e domani.

(4-03732)

MUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

all'interrogante risulta che nella riunione del CIPE del 23 settembre 2010, contrariamente alle aspettative e alle anticipazioni, non è stato esaminato il finanziamento di 500 milioni di euro già deliberati per l'avvio dei lavori del terzo valico ferroviario dei Giovi;

nella stessa sede è stato peraltro approvato un finanziamento di 450 milioni di euro per il porto di Venezia;

considerato che la realizzazione del terzo valico ferroviario dei Giovi, inserito nel Corridoio transeuropeo 24, rappresenta, come è noto, il collegamento ad alta velocità / alta capacità fondamentale per il sistema dei porti liguri e per l'intero sistema logistico del Nord Italia,

si chiede di sapere quali siano i motivi per i quali il CIPE non ha ancora approvato il finanziamento relativo al terzo valico ferroviario dei Giovi e quale sia il termine ultimo entro il quale il CIPE medesimo dovrà provvedere alla sua definitiva approvazione.

(4-03733)

CAMBER - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con decreto-legge n. 11 del 23 febbraio 2009 (convertito dalla legge n. 38 del 23 aprile 2009) è stato elevato a 180 giorni il periodo di trattenimento degli immigrati irregolari presso i CIE (centri di identificazione ed espulsione);

a causa del sovrannumero degli internati, la frequenza degli episodi di tensione e litigiosità all'interno di queste strutture ricettive ha conosciuto un preoccupante innalzamento, ingenerando un notevole appesantimento dell'attività degli operatori in servizio;

durante l'estate del 2010 in diversi CIE vi sono stati episodi di rivolta e fuga di immigrati ivi trattenuti;

segnatamente, a ferragosto vi è stata un'evasione di massa dal CIE di Gradisca d'Isonzo, (Gorizia), e nelle colluttazioni sono rimasti contusi vari agenti di sorveglianza;

gli evasi (circa 40 cittadini di nazionalità algerina) sono stati poi intercettati dalle Forze dell'ordine nelle vicinanze del centro;

episodi di evasione di massa avvenivano nelle stesse ore anche presso i CIE di Brindisi e Milano, peraltro dopo appena un mese dagli ultimi gravi episodi di tensione verificatisi nei CIE lombardo ed isontino;

nei giorni successivi all'interno del CIE di Gradisca sono stati registrati ulteriori disordini seguiti da nuovi tentativi di evasione, peraltro non riusciti, con ferimento di agenti di custodia e di personale addetto alla gestione del centro nonché danni alle strutture per diverse centinaia di migliaia di euro;

la sproporzione esistente tra il numero degli agenti di vigilanza e quello degli immigrati ospiti rende quindi sempre più difficile una gestione efficace dei CIE: infatti l'allungamento dei tempi di detenzione ha determinato e determina situazioni di sovrannumero sempre più critiche, non compensate da un adeguamento degli organici di agenti e personale di servizio,

si chiede di sapere:

quale sia la popolazione media mensile ospitata in questi centri nel corso dell'anno 2010 a fronte dell'effettiva capacità ricettiva di ciascun centro e a fronte dell'organico di polizia di custodia e di personale di servizio di cui ogni centro è dotato;

quale sia il periodo medio di internamento nei centri degli immigrati ospitati;

quali e quanti siano stati nel corso degli ultimi 24 mesi gli episodi di violenza, di rivolta o di evasione dai CIE e quanti siano stati i feriti tra le Forze dell'ordine;

quali iniziative possano essere assunte per un significativo adeguamento delle risorse economiche, umane e di mezzi così da garantire una reale sicurezza ai cittadini e allo scopo di prevenire nuove pericolose sommosse ed evasioni di massa dai CIE.

(4-03734)

FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nel diritto italiano la magistratura di sorveglianza si occupa della sorveglianza sull'esecuzione della pena nel rispetto dei diritti dei detenuti e degli internati. Le attività delle magistrature di sorveglianza vengono esplicate anche attraverso contatti con i ristretti all'interno delle strutture penitenziarie;

la magistratura di sorveglianza decide anche relativamente alle eventuali concessioni di sospensione di pena e/o arresti domiciliari per quei soggetti che, per serie problematiche di carattere sanitario, non possono esercitare il loro diritto alla salute all'interno delle strutture penitenziarie;

ciò implica un attento controllo delle cartelle cliniche dei soggetti interessati, tenendo conto che le relazioni mediche sono firmate dai dirigenti sanitari degli istituti di pena i quali, spesso, tendono a non specificare le eventuali incompatibilità con il regime carcerario;

presso l'ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Siciliana pervengono, giornalmente, numerose lettere i cui contenuti spesso riguardano problemi di carattere sanitario, molte delle quali contengono anche i pronunciamenti della magistratura di sorveglianza, competente per territorio, tutte contrarie all'effettuazione di ulteriori interventi conoscitivi rispetto a quanto le aree sanitarie forniscono,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra evidenziato e, in caso affermativo, se risultino i criteri in base ai quali vengono valutate le condizioni di salute dei ristretti da parte delle magistrature di sorveglianza della Sicilia, con particolare riferimento a quella di Palermo.

(4-03735)

CAMBER - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

con sentenza n. 187 del 29 giugno 2009 il Tribunale di Trieste, Sezione lavoro, ha stabilito che nell'area portuale di Trieste, tra il 1973 e il 1996, era presente una concentrazione di amianto sufficiente a far scattare a favore degli operatori portuali i benefici di cui alla legge n. 257 del 1992 ("Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto");

alcuni militari della Guardia di finanza, sia in servizio che in congedo, che svolgono o hanno svolto il proprio servizio nelle aree portuali di Trieste partecipando assieme ai lavoratori portuali al controllo analitico delle merci provenienti dallo sbarco o destinate all'imbarco, operando a bordo o sottobordo le navi, sulla banchina, nei capannoni, hanno richiesto al Comando regionale del Friuli-Venezia Giulia il rilascio del proprio curriculum lavorativo, necessario per presentare istanza di riconoscimento dei benefici di legge previsti;

il rilascio del curriculum lavorativo è un atto dovuto, non discrezionale e non negoziabile, previsto dalla legge;

alcuni richiedenti il citato curriculum affermano che l'Ufficio sicurezza sul lavoro della Guardia di finanza di Trieste avrebbe asserito che nel porto di Trieste non ci sarebbe stata esposizione all'amianto da parte dei finanzieri (citando anche un quantitativo minimo di fibre per litro che i finanzieri non avrebbero superato), ammettendo successivamente, di fronte alle insistenze degli interessati, di avere distrutto la documentazione probatoria delle effettive mansioni, anche a rischio amianto, svolte dai finanzieri in ambito portuale;

se confermata, tale azione rischia di compromettere il riconoscimento dei benefici di cui alla legge n. 257 del 1992 ai militari della Guardia di finanza che hanno operato nel porto di Trieste venendo esposti al rischio amianto,

si chiede di sapere:

su quali dati oggettivi si basino le affermazioni dell'Ufficio sicurezza sul lavoro della Guardia di finanza di Trieste secondo le quali non vi sarebbe stata esposizione all'amianto da parte dei finanzieri operanti nel porto di Trieste;

se corrisponda al vero che la documentazione probatoria dei servizi svolti in ambito portuale e relativa ai curricula dei militari della Guardia di finanza di Trieste richiesti dai diretti interessati è andata perduta, ed in caso affermativo come ciò possa essere accaduto;

quali provvedimenti possano essere adottati per consentire ai militari in servizio ed in congedo della Guardia di finanza di Trieste di concorrere al riconoscimento dei benefici di cui alla legge n. 257 del 1992 per gli esposti all'amianto, qualora ne ricorrano i presupposti.

(4-03736)

LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il dottor Stefano Cortiglioni, primo ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in servizio fino al 31 dicembre 2004 (data di collocamento in quiescenza) all'Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica (Iasf) di Bologna (successivamente assorbito dall'Inaf - Istituto nazionale di astrofisica), in data 18 giugno 2009, con apposito decreto, veniva associato allo stesso Inaf, ai sensi dell'art. 14 del regolamento del personale, in base al quale l'ente "per il raggiungimento dei propri fini istituzionali si avvale anche di personale delle università o di altri enti pubblici e privati, nazionali e internazionali, associate alle proprie attività mediante istanza individuale di associatura";

in data 8 luglio 2009, il direttore dello Iasf di Bologna, dottor Nazzareno Mandolesi, conferiva al dottor Cortiglioni (che dapprima al Cnr e poi all'Inaf aveva svolto attività di ricerca sperimentale e osservativa in diversi settori dell'astrofisica, dal mezzo interstellare alla radiazione cosmica di fondo, all'emissione galattica, realizzando altresì strumentazione dedicata e di supporto alle osservazioni) un incarico di ricerca, a titolo gratuito (fatta eccezione per le spese di missione necessarie per l'assolvimento dell'incarico medesimo), per la durata di tre anni, rinnovabile, soggetto a verifica e revocabile in qualsiasi momento con provvedimento motivato del Direttore del dipartimento o della struttura Inaf competente;

per quanto risulta all'interrogante, sul settimanale "Il Foglietto" di Usi/RdB ricerca n. 8 del 16 febbraio 2010 veniva pubblicata la seguente lettera del dottor Cortiglioni dal titolo "L'Inaf chiude il Cram e blocca la mia ricerca" nella quale si legge che: «il 27 gennaio, la presidenza dell'Inaf ha chiesto ai direttori delle strutture di chiudere i Centri di responsabilità amministrativa (Cram) relativi a "contratti conclusi" fino al 2008 su cui erano presenti residui. Il giorno successivo, il Dipartimento Progetti mi ha comunicato che anche il Cram che utilizzavo per finanziare le mie ricerche era stato chiuso. Ho chiesto al Dipartimento l'annullamento del provvedimento, fornendo le necessarie motivazioni, incluso il rendiconto e le previsioni di spesa. Dopo qualche giorno, ho chiesto alla mia struttura di autorizzarmi alcune missioni già programmate nonché l'emissione di un buono d'ordine. Mi è stato risposto che le mie istanze non potevano essere soddisfatte. Sono stato, così, costretto ad annullare tutti gli impegni presi con i colleghi e con le aziende che collaborano alle mie ricerche. Il risultato è che sono stato privato dell'unica risorsa per portare avanti il mio programma di ricerca, concordato con l'Inaf, e che alcune aziende che hanno investito risorse nell'attività ora sono in difficoltà perché gli sviluppi in collaborazione sono fermi. I fondi in questione provenivano da un contratto Asi, che non prevedeva alcuna scadenza per la somma corrisposta, ed erano frutto di una gestione mirata a poter finanziare le attività di sviluppo successive»;

a distanza di più di nome mesi, in data 22 settembre 2010, veniva notificato al dottor Cortiglioni un decreto (n. 58/2010), a firma del Presidente dell'Inaf, Tommaso Maccacaro, di revoca dell'associatura conferita al medesimo dottor Cortiglioni in data 18 giugno 2009;

le motivazioni poste a base del provvedimento sono a giudizio dell'interrogante rappresentate: 1) dall'avere il Cortiglioni "rappresentato le proprie perplessità in merito al provvedimento assunto (quello, appunto, di chiusura del Cram) e dall'avere altresì lamentato l'impossibilità di portare a termine (…) le attività pianificate per il triennio 2010-2012 nell'ambito del programma di ricerca"; 2) dal fatto che in data 15 febbraio 2010 sulle pagine del giornale dell'organizzazione sindacale Usi/RdB-Ricerca "Il Foglietto" era stata pubblicata la lettera riportata;

ad avviso del Presidente dell'Inaf, la vicenda de qua avrebbe "irrimediabilmente minato quel rapporto di fiducia indispensabile per il perseguimento della collaborazione scientifica tra l'Inaf e il dottor Cortiglioni e che, pertanto, tale attività non si ritiene più rispondente ai fini istituzionali dell'ente";

subito dopo la notifica del decreto, il dottor Cortiglioni è stato letteralmente sfrattato dalla sede Iasf e addirittura privato del proprio indirizzo di posta elettronica,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo, cui compete la vigilanza sull'Inaf, intenda sollecitare in favore di uno scienziato la cui unica "colpa" sembra essere quella di avere manifestato perplessità in ordine a un provvedimento con il quale veniva di fatto bloccata la sua importante attività di ricerca pubblica;

se sia al corrente che il 5 maggio del 2009 lo stesso presidente dell'Inaf, Tommaso Maccacaro, con apposito decreto ebbe a revocare l'incarico di direttrice dell'Istituto di fisica dello spazio interplanetario (Isfi) ricoperto dalla dottoressa Angioletta Coradini (notizia riportata su "Il Foglietto" n. 19 del 25 maggio 2009); nonché che tale provvedimento è stato ritenuto del tutto infondato dal Tribunale del lavoro di Roma che, con ordinanza del 17 luglio dello stesso anno, ha disposto il reintegro nel posto di lavoro della medesima direttrice (come si apprende da "Il Foglietto" n. 28 del 28 luglio 2009);

quali consequenziali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare nei confronti del Presidente dell'Inaf, la cui politica ad avviso dell'interrogante sembra essere quella di favorire la fuga all'estero dei cervelli.

(4-03737)

CARDIELLO - Al Ministro della salute - Premesso che:

nelle ultime settimane è emerso dalle cronache nazionali che in alcuni ospedali italiani (Messina, Roma, Piove di Sacco - Padova, Scafati - Salerno) il parto, che dovrebbe essere uno dei momenti più belli di una famiglia, finisce talvolta nel peggiore dei drammi;

i ginecologi sono pronti a praticare tagli cesarei senza reali necessità cliniche e non sono più abituati a far partorire le donne senza ricorrere al bisturi;

ci sono medici a pagamento che si scontrano fisicamente con colleghi degli ospedali per effettuare un parto cesareo;

negli ultimi tempi sono tragicamente emersi in un solo colpo tutti i problemi denunciati da mesi dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia;

in Italia il tasso di parti con taglio cesareo raggiunge il 40 per cento contro il 15 per cento raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità;

le regioni dove vengono riscontrate più nascite con il bisturi spesso sono le stesse nelle quali i parti vengono effettuati in ospedali piccoli, e la classifica vede ai primi posti la Campania e la Sicilia;

dalle statistiche ufficiali divulgate dall'Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane, e dai certificati di assistenza al parto divulgati dal Ministero della salute all'inizio di agosto 2010, emerge che in un anno 1.468 bambini sono nati morti, quasi tre bimbi ogni 1.000 neonati,

si chiede di sapere quali utili interventi intenda adottare il Ministro in indirizzo per porre fine a questa prassi ormai diffusa che dilaga nelle strutture sanitarie arrecando enormi danni economici alle casse dello Stato e delle Regioni, oltre ai danni fisici e morali delle famiglie.

(4-03738)

DE LILLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che mercoledì 22 settembre 2010 si è svolto il quarto turno delle partite del campionato italiano di calcio di serie A, tra cui l'incontro Brescia-Roma;

considerato che sull'andamento di tale gara infuriano e divampano ancora polemiche e controversie relative alla negatività della terna arbitrale che ha diretto l'incontro;

evidenziato che, in particolare, sulla conduzione del signor Carmine Russo, unanime risulta il giudizio negativo di stampa, televisione, Federcalcio, Lega Calcio e Associazione italiana arbitri;

preso atto che è stato ammesso dai soggetti appena menzionati che "errori arbitrali obiettivamente ci sono stati" (si vedano le dichiarazioni del Presidente della Federazione italiana giuoco calcio, Giancarlo Abete) e "di essere molto amareggiati" per i macroscopici errori arbitrali del signor Russo, senza i quali la partita si sarebbe svolta in un clima di serena pacatezza, priva di inasprimenti ed acute esasperazioni;

rilevato che la negativa direzione arbitrale è di grave danno e nocumento non solo al campionato di calcio ma anche alle aspettative medie dei numerosi giocatori della schedina del Totocalcio, i cui risultati, in questo caso, sarebbero stati alterati dalla dubbia e distorta attendibilità dell'esito dell'incontro;

atteso che la Società sportiva Roma è quotata in borsa e, a motivo dei fatti accaduti, il titolo potrebbe subire improvvise e pericolose oscillazioni,

si chiede di sapere:

quali immediate iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere per tutelare le società italiane di calcio dai ripetuti e numerosi errori - ormai motivo di scandalo - che coinvolgono con sempre più frequenza la classe arbitrale;

quali misure di propria competenza intenda adottare per garantire il regolare e sereno svolgimento del campionato di calcio;

se non ritenga, infine, opportuno proporre l'istituzione di una federazione di arbitri, giudici e cronometristi, completamente svincolata e al di fuori del controllo della Federazione italiana giuoco calcio, scevra ed autonoma da condizionamenti di parte, affinché venga, una volta per tutte, invalidato il principio e soppressa la disposizione secondo cui chi organizza il campionato abbia anche la responsabilità di gestire il settore arbitrale.

(4-03739)