Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 491 del 20/01/2011


GIRO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Mi riferisco all'interrogazione dei senatori Massidda e Sbarbati relativa al rinvenimento di alcuni reperti archeologici di estremo interesse scientifico, annunciato nel corso di una trasmissione televisiva dell'emittente sarda Videolina.

Ritengo opportuno procedere iniziando dalla notizia relativa al vaso rinvenuto in località Arzachena, recante una "misteriosa scrittura", per sottolineare l'assoluta infondatezza del suo contenuto. Infatti il servizio, firmato dal giornalista Andrea Busia, faceva riferimento ad un vaso ritrovato durante una delle campagne di scavo dirette dalla dottoressa Angela Antona dal 2003 al 2008. In particolare, si tratta di un'olla con decorazioni plastiche fino ad allora inedite, rinvenuta in frammenti in un edificio (la "Capanna delle riunioni") del villaggio circostante il nuraghe La Prijona (o Prisgiona) in regione Capichera di Arzachena, e ricomposta durante le operazioni di restauro dei materiali. Del ritrovamento di tale reperto e dello studio del medesimo sono state date immediatamente e a più riprese notizie, corredate di foto e disegni, in contesti scientifici accreditati. La nutrita bibliografia che gli uffici mi hanno allegato dà chiaro riscontro dell'importanza attribuita al pezzo e della pronta risposta scientifica che ha suscitato negli uffici istituzionalmente deputati alla sua conservazione, tutela e valorizzazione.

Non ci si è inoltre risparmiati sulla divulgazione, intervenendo in servizi televisivi nei quali sono state mandate in onda, insieme alle immagini del villaggio, quelle del vaso in questione (conferenza stampa organizzata sul sito nel maggio 2007 alla presenza di tutte le testate giornalistiche e televisive sarde), in conferenze organizzate in occasione delle Giornate europee del patrimonio 2007, Settimana della cultura 2007, 2008, 2009, 2010, in lezioni e conferenze pubbliche promosse da istituti scolastici superiori e associazioni culturali (liceo scientifico di Arzachena, istituto tecnico di Palau, Università della terza età di Tempio, Università del tempo libero di Olbia), o con articoli in riviste di ampia diffusione.

In relazione al frammento fittile da Pozzomaggiore si precisa quanto segue. Il nuraghe Alvu di Pozzomaggiore è stato oggetto di un intervento di restauro e scavo archeologico nell'ambito del progetto «Il nuraghe Alvu tra fruizione e salvaguardia», con finanziamento della Regione Sardegna, dal novembre 2006 fino al dicembre 2007. I lavori, diretti dalla Soprintendenza per i beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, hanno permesso di mettere in luce uno dei complessi monumentali nuragici più interessanti della Sardegna settentrionale e di evidenziare un'importante stratigrafia all'interno del complesso. Un ulteriore finanziamento da parte del Comune di Pozzomaggiore ha consentito di procedere con la documentazione grafica, ancora in corso, di tutti i reperti.

Il frammento è attualmente conservato presso il centro di restauro della Soprintendenza archeologica delle Province di Sassari e Nuoro. Si procederà con la pubblicazione integrale dei risultati dello scavo dopo gli interventi di restauro. Una comunicazione sui risultati dell'indagine è stata presentata dagli archeologi Luisanna Usai e Franco Campus al convegno dell'Istituto italiano di preistoria e protostoria che si è tenuto a Cagliari nel novembre 2009. Gli stessi studiosi hanno presentato al comitato scientifico il testo per gli atti.

Tutti gli ambienti scavati, ed in particolare il cortile, hanno permesso di evidenziare una sequenza stratigrafica che documenta, oltre alla fase nuragica, l'occupazione del nuraghe in età punica e romana, con sporadiche frequentazioni anche in età fenicia. Il reperto citato nell'interrogazione è chiaramente riferibile alle fasi di rioccupazione del nuraghe ed i caratteri della scrittura sono facilmente ascrivibili ad ambito fenicio-punico; ciò non contrasta neanche con la posizione stratigrafica del reperto.

Per quanto riguarda la Navicella nuragica fìttile da Teti, devo riferire che l'immagine trasmessa dai promotori della petizione è risultata assolutamente incomprensibile agli archeologi delle nostre Soprintendenze che, d'altra parte, non hanno alcuna notizia in merito al ritrovamento "nei pressi di Teti" di una navicella nuragica "con evidenti segni di scrittura". Se un ritrovamento è stato fatto potrebbe essere stato effettuato al di fuori delle ricerche ufficiali e da persone non autorizzate. Assicuro, a tale proposito, ogni attività utile al recupero del reperto. I reperti citati dai promotori non recano peraltro alcuna traccia di scrittura di età nuragica anche perché, come ben esplicitato in tutti i testi scientifici sulla civiltà nuragica, questa non ha mai conosciuto la scrittura.

Del frammento proveniente da Villanovafranca o Senorbi gli uffici competenti dispongono della fotocopia di una fotografia. Sono in corso ricerche in proposito.

Concludo sottolineando come il Ministero, nonostante i gravi tagli subiti, che incidono, soprattutto, sulla possibilità degli ispettori archeologi di presidiare il territorio, approntano sempre ed in tempi brevissimi sia il restauro che lo studio e la pubblicazione dei reperti ritrovati nel corso di scavi regolari.