Senato della Repubblica

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Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 513 del 02/03/2011


AMATO (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il ministro La Russa, la cui disponibilità al confronto con il Parlamento è nota, per l'approfondita ed esaustiva relazione sui fatti che il 28 febbraio hanno portato alla morte del tenente degli alpini, Massimo Ranzani, alla cui famiglia va l'affettuoso cordoglio e la commossa solidarietà di noi tutti. Ma ringrazio il Ministro anche per aver voluto ribadire il senso della nostra missione in Afghanistan. Vedete, è in momenti come questi, segnati dal dolore e attraversati da inevitabili inquietudini, che abbiamo l'obbligo di essere fermi, coerenti e rigorosi o, per dirla altrimenti, che abbiamo l'obbligo di essere seri.

So bene che il tenente Ranzani è la trentasettesima vittima italiana in terra afgana dall'inizio dell'intervento militare a fini di pace, e so che il suo nome, andando ad aggiungersi a quelli degli altri compatrioti lì caduti, compone oggi un tragico rosario che la nostra memoria sgrana con crescente angoscia. So però anche che, quando un soldato muore adempiendo al proprio dovere, alla politica spetta soprattutto il compito di onorare quel sacrificio, riaffermando tutte quelle ragioni che non lo rendono vano: ragioni che il ministro La Russa ci ha nuovamente illustrato oggi.

Non si tratta, colleghi, di tacitare gli eventuali dubbi o i legittimi interrogativi della politica con un ricorso alla retorica, come sostiene, erroneamente e superficialmente, qualcuno: non è così. Si tratta, piuttosto, di dare alla politica consapevolezza della propria responsabilità, perché questo, anche per la politica, è il tempo del dovere, il dovere di essere vicini alle nostre Forze armate e di essere uniti come italiani, per continuare a sostenere - come ha fatto finora positivamente il Parlamento - il processo di stabilizzazione e di democratizzazione dell'Afghanistan, in accordo con la comunità internazionale e nel rispetto degli impegni assunti con la NATO e con le Nazioni Unite.

Poi verrà pure per la politica, senatore Scanu, il tempo del diritto alla riflessione, del diritto all'analisi e alla valutazione delle modalità e dei risultati delle missioni internazionali, specie alla luce dei profondi mutamenti geopolitici che si stanno verificando nell'area del Mediterraneo, la cui portata non potrà non incidere sulle priorità strategiche del nostro Paese e dell'Alleanza atlantica. Oggi però, lo ripeto, ci troviamo a vivere soprattutto il tempo del dovere, ed è allora nostro precipuo dovere dar prova di determinazione e coesione nazionale nel contrasto al terrorismo internazionale, onde ridurre la pressione dei talebani sui nostri soldati.

È noto, infatti, che in Afghanistan alcuni gruppi di insorgenti cercano di bersagliare sempre più i contingenti di quelle Nazioni da loro considerate maggiormente vulnerabili ai cedimenti del consenso interno, nell'intento di ottenerne il ritiro. Un calcolo che, per quanto ci concerne, si è fortunatamente rivelato sbagliato, perlomeno finora, visto che l'Italia non solo partecipa convintamente alla missione di stabilizzazione economica, sociale ed umanitaria in Afghanistan, ma ha anche recentemente prorogato e rifinanziato la partecipazione delle sue Forze armate e di polizia alle missioni internazionali sotto l'egida dell'ONU. Missioni che - vorrei ricordarlo - servono a perseguire obiettivi di pace e di libertà e a rinsaldare, sia pure in una logica multilaterale, i vincoli del nostro sistema di alleanze, facendo di questo stesso sistema, così rafforzato, un oggettivo moltiplicatore dell'influenza e del prestigio italiani, il che ci consente di sedere autorevolmente a tavoli politici ove poter ottenere vantaggi in termini di sicurezza e di geoeconomia.

Capisco perciò, colleghi, i moti del cuore che esaltano il genuino sentimento di umanità ferita dinanzi al sangue versato, ma credo che questa nobile sensibilità debba essere tenuta a freno, dalla ragion politica prima ancora che dalla ragione di Stato, per quel senso di responsabilità che deve portare il Parlamento a privilegiare l'interesse generale della sicurezza dell'Italia. Esprimere quindi il nostro cordoglio con il linguaggio della ragione e fare il nostro dovere, rispettando le storiche alleanze e mantenendo fede agli impegni presi in sede internazionale, è allora il modo migliore per rendere onore alla memoria e al sacrificio del tenente Ranzani. La Patria gli sia grata. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo).