Senato della Repubblica

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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 711 del 18/04/2012


Allegato A

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE (*)

Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale (2923-2991)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale:

Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale (2923)

Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale (2991)

ORDINE DEL GIORNO

G100

BELISARIO, PARDI, LI GOTTI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge costituzionale concernente la composizione assemblea Regione Sardegna e considerato che a tale disegno di legge è stata «affiancata», la trattazione, per analogia di materia, di altri disegni di legge costituzionali concernenti la composizione dell'Assemblea regionale siciliana e del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia;

        premesso che:

            la riduzione del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali corrisponde perfettamente ad una esigenza funzionale, organizzativa e razionalizzatrice ormai ben sedimentata nell'opinione pubblica. La necessità di una significativa decurtazione del personale politico, diretta a rinvigorire le istituzioni rappresentative ed a conferire più responsabilità agli eletti, è ormai improcrastinabile, anche coerentemente alla necessità di una moderna ed efficace rappresentanza politica;

            il sistema economico italiano sta attraversando una pesantissima crisi, con gravi effetti sia sotto il profilo occupazionale che, inevitabilmente, sotto quello della riduzione della disponibilità finanziaria dello Stato, determinato dalla prospettiva di abbassamento della base di ricchezza imponibile. L'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni (centrali e periferiche) non solo si rivela urgente, primariamente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, conformandole all'andamento della vita economica e sociale del Paese;

        considerato che:

            i disegni di legge costituzionali già approvati dalla Commissione Affari Costituzionali insistono esclusivamente su tre Regioni a Statuto speciale quali Sardegna, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia. Appare, tuttavia, opportuno procedere - senza indugio alcuno - alla drastica riduzione del numero dei Consiglieri regionali di tutte le Regioni italiane, valutando anche il numero di abitanti ivi residenti;

        considerato inoltre che:

            il Presidente del Consiglio dei Ministri, Senatore Professor Mario Monti, nell'ambito delle sue comunicazione programmatiche rese all'Assemblea del Senato il 17 novembre 2011, ebbe opportunamente a dichiarare che: «Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini, sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi»;

        delibera:

            di avviare un percorso volto a promuovere, in tempi rapidi, l'esame, e l'eventuale approvazione da parte dell'Assemblea, del disegno di legge costituzionale A.S. 1587, volto ad introdurre rigorosi parametri riferiti all'assetto degli organi istituzionali della Regione, con particolare riguardo al numero massimo di Consiglieri e di Assessori regionali;

        ed impegna il Governo:

            a favorire, per quanto di competenza e nel rispetto dell'autonomia statutaria in capo alle Regioni, la significativa riduzione del numero dei Consiglieri regionali, anche attraverso opportuni meccanismi finanziari di premialità, riferiti ai trasferimenti erariali alle Regioni.

ARTICOLO 1 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

    1. Allo Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

        a) all'articolo 15, secondo comma, il secondo periodo è soppresso;

        b) l'articolo 16 è sostituito dal seguente:

    «Art. 16. - 1. Il Consiglio regionale è eletto a suffragio universale con voto personale, uguale, libero e segreto, ed è composto da sessanta consiglieri. La composizione del Consiglio non può variare, neppure in relazione alla forma di governo e al sistema elettorale prescelto, se non mediante il procedimento di revisione del presente Statuto.

    2. La legge elettorale per l'elezione del Consiglio regionale può disporre al fine di assicurare la rappresentanza di determinate aree territoriali dell'Isola, geograficamente continue e omogenee, interessate da fenomeni rilevanti di riduzione della popolazione residente. Al fine di conseguire l'equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza, la medesima legge promuove condizioni di parità nell'accesso alla carica di consigliere regionale».

________________

(*) Approvato in prima deliberazione il disegno di legge composto del solo articolo 1.

EMENDAMENTI

1.1

PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «Art. 16», nel comma 1, sostituire le parole: «ed è composto da sessanta» con le seguenti: «ed è composto da trenta».

1.100

CABRAS

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «Art. 16», nel comma 1, sostituire le parole: «ed è composto da sessanta» con le seguenti: «ed è composto da cinquantacinque».

1.3

PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

            «b-bis) all'articolo 34 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "I componenti della Giunta non possono superare le sette unità, escluso il Presidente."».

        Conseguentemente, al titolo, sostituire le parole: «15 e 16», con le seguenti: «15, 16 e 34».

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE (*)

Modifica dell'articolo 13 dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (3057)

ARTICOLO 1

Art. 1.

Approvato

(Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1)

    1. L'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, è sostituito dal seguente:

    «Art. 13. - 1. Il Consiglio regionale è eletto a suffragio universale diretto, uguale e segreto.

    2. Il numero dei consiglieri regionali è determinato in ragione di uno ogni 25.000 abitanti o frazioni superiori a 10.000 abitanti, secondo i dati desunti dall'ultima rilevazione ufficiale dell'ISTAT Movimento e calcolo della popolazione residente annuale antecedente il decreto di convocazione dei comizi elettorali».

EMENDAMENTI

1.1

PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - (Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.  1). - 1. L'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.  1 (Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia), è sostituito dal seguente:

        "Art. 13. - 1. Il Consiglio regionale è eletto a suffragio universale diretto, uguale e segreto ed è composto da trenta consiglieri".».

1.100

PEGORER, BLAZINA, PERTOLDI

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 13», sostituire il comma 2 con il seguente:

        «2. Il Consiglio regionale è composto da quarantotto consiglieri regionali, il numero dei consiglieri non può variare, neppure in relazione alla forma di governo e al sistema elettorale prescelto».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1

1.0.1

PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Ritirato

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifica dell'articolo 34 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.  1)

        1. All'articolo 34, quinto comma, della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.  1, il primo periodo è sostituito con il seguente: "La Giunta regionale è composta dal Presidente e da un numero massimo di sette Assessori"».

ARTICOLO 2

Art. 2.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 si applicano a decorrere dalla legislatura successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

________________

(*) Approvato in prima deliberazione il disegno di legge nel suo complesso.

EMENDAMENTO

2.100 (testo corretto)

PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Ritirato

Sostituire il comma 1, con il seguente:

        «1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 138 della Costituzione, la presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica».

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DICHIARATO ASSORBITO A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. 3057

Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli - Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio regionale (2963)

ARTICOLO 1

Art. 1.

    1. All'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive modificazioni, il secondo comma è sostituito dal seguente:

    «Il Consiglio regionale è composto da quarantotto consiglieri regionali. Il numero dei consiglieri non può variare, neppure in relazione alla forma di governo e al sistema elettorale prescelto».

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE (*)

Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie (3073)

ARTICOLO 1

Art. 1.

Approvato

(Riduzione del numero dei deputati)

    1. Al primo comma dell'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e successive modificazioni, la parola: «novanta» è sostituita dalla seguente: «settanta».

EMENDAMENTO

1.1

PARDI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Al comma 1, sostituire la parola: «settanta» con la seguente: «cinquanta».

ARTICOLO 2

Art. 2.

Approvato

(Disposizioni transitorie)

    1. La disposizione di cui all'articolo 1 si applica a decorrere dal primo rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana successivo alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

    2. Qualora alla data di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana successivo alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale non siano state approvate le conseguenti modificazioni alla legge elettorale regionale prevista dall'articolo 3 del citato statuto, continua ad applicarsi la legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, con le modifiche di seguito indicate:

        a) la cifra ottanta riferita ai seggi da assegnare in ragione proporzionale ripartiti nei collegi elettorali, ovunque ricorra, è da intendere sessantadue;

        b) la cifra nove riferita al numero dei candidati della lista regionale, ovunque ricorra, è da intendere sette;

        c) la cifra cinquantaquattro corrispondente al numero massimo dei seggi attribuibili al fine di agevolare la formazione di una stabile maggioranza, ovunque ricorra, è da intendere quarantadue.

________________

(*) Approvato in prima deliberazione il disegno di legge nel suo complesso.

EMENDAMENTO

2.1

PARDI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:

        alla lettera a), sostituire la parola: «sessantadue» con la seguente: «quarantaquattro»;

        alla lettera b), sostituire la parola: «sette» con la seguente: «cinque»;

        alla lettera c), sostituire la parola: «quarantadue» con la seguente: «trenta».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 2

2.0.1

PARDI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Ritirato

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifica all'articolo 9 dello Statuto della Regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455)

        1. Al quinto comma, dell'articolo 9 dello statuto della Regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e successive modificazioni, il primo periodo è sostituito con il seguente: "La Giunta regionale è composta dal Presidente e da un numero massimo di dieci Assessori"».

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DICHIARATO ASSORBITO A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. 3073

Modifica allo Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in materia di riduzione dei membri dell'Assemblea regionale (2962)

ARTICOLO 1

Art. 1.

    1. All'articolo 3, primo comma, dello Statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e successive modificazioni, la parola: «novanta» è sostituita dalla seguente: «cinquanta».

DOCUMENTO

Risoluzione della 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) approvata nella seduta del 14 marzo 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente lo strumento di assistenza preadesione (IPA II) - (COM (2011) 838 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di vicinato - (COM (2011) 839 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme e procedure comuni per l'esecuzione degli strumenti di azione esterna dell'Unione - (COM (2011) 842 definitivo) (Doc. XVIII, n. 146)

TESTO DELLA RISOLUZIONE

Approvato

        La Commissione,

            esaminate ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento, le proposte di normativa comunitaria che recano rispettivamente l'istituzione di uno strumento di assistenza preadesione (IPA II), la creazione di uno strumento europeo di vicinato nonché la definizione di norme e procedure comuni per l'esecuzione degli strumenti di azione esterna dell'Unione europea;

            viste le osservazioni e proposte della Commissione politiche dell'Unione europea del Senato; rilevato che tali progetti si inseriscono in un unico pacchetto con il quale vengono modificati gli strumenti di azione esterna dell'Unione europea al fine di adattarli al nuovo scenario internazionale, semplificarli e renderli più efficaci e incisivi, favorendone il coordinamento all'interno di un disegno unico;

        considerato che:

            la comunicazione della Commissione «Un bilancio per la strategia 2020» (COM (2011) 500 definitivo), relativa al nuovo quadro pluriennale 2014-2020, propone per l'azione esterna una dotazione finanziaria complessiva di 70 miliardi di euro suddivisa fra vari strumenti;

            le proposte appaiono conformi al principio di sussidiarietà in quanto i relativi strumenti di azione si propongono come complementari alle politiche degli Stati membri, rispetto alle quali non configurano alcun vincolo, limitandosi ad auspicare forme di coordinamento;

            le proposte appaiono altresì conformi al principio di proporzionalità in quanto le misure previste sono congrue agli obiettivi che esse intendono perseguire;

            rilevato che, fra gli strumenti finanziari per l'azione esterna, viene confermato lo strumento di assistenza preadesione (COM (2011) 838 definitivo), con la finalità di sostenere i Paesi candidati e quelli potenzialmente candidati nella attuazione delle riforme politiche, istituzionali, giuridiche, amministrative, sociali ed economiche indispensabili per un allineamento ai valori dell'Unione europea, nonché alle norme, agli standard, alle politiche e alle prassi europee;

            ricordato che i Paesi beneficiari di tale strumento sono attualmente i seguenti: Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Kosovo, Montenegro, Serbia, Turchia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia;

            richiamato il parere espresso dalla Commissione politiche dell'Unione europea del Senato per cui va accolta con favore la previsione di un dialogo strutturato e costante degli organismi dell'Unione europea con i Paesi in preadesione che consenta a questi ultimi, con particolare riferimento all'acquis comunitario di adattare anticipatamente le proprie strutture e la propria normativa alla costante evoluzione della legislazione dell'Unione europea sul mercato interno;

            premesso che lo strumento europeo di vicinato (COM (2011) 839 definitivo) persegue l'obiettivo di creare proficue relazioni privilegiate con Paesi e territori limitrofi all'Unione europea, sulla base dei principi della rinnovata Politica di vicinato delineata dalle Comunicazioni congiunte della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza «Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale» (COM (2011) 200 definitivo) dell'8 marzo 2011 e «Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento» (COM (2011) 303 definitivo) del 25 maggio 2011, e recepita dal Consiglio affari esteri del 20 giugno e dal Consiglio europeo del 24 giugno 2011.

        Premesso che i finanziamenti di programmi rivolti ai Paesi partner si intendono produttivi di benefici comuni per l'Unione europea e per i destinatari, considerati interlocutori strategici regionali. Per Paesi partner in particolare si intendono i seguenti: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, territori palestinesi occupati, Siria, Tunisia ed Ucraina;

            ricordato altresì che nella risoluzione approvata dalla Commissione Affari esteri il 22 luglio 2009 sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio «Partenariato orientale» (Doc. XVIII, n. 18) si era sottolineata la necessità di un impegno affinché il partenariato orientale non conduca ad una minore attenzione e a un ridotto impegno verso i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, rispetto ai quali risulta di peculiare interesse mantenere intense e proficue relazioni;

            nella risoluzione approvata dalla Commissione Affari esteri il 5 maggio 2010 della Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo: «Una politica marittima integrata per una migliore governance nel Mediterraneo» (Doc. XVIII, n. 31) si era impegnato il Governo, nel quadro delle opportune iniziative che la Commissione europea intenderà avviare nella prospettiva di migliorare la governance marittima nel Mediterraneo, a continuare a porre in evidenza le specificità dell'Italia in quanto passaggio privilegiato verso la sponda Sud;

            rilevato con riferimento alle norme e procedure comuni per l'esecuzione degli strumenti di azione esterna dell'Unione europea (COM (2011) 842 definitivo), che si tratta di misure di semplificazione del contesto normativo per agevolare la disponibilità dell'assistenza dell'Unione europea per i Paesi e le regioni partner, sempre nell'ambito del quadro finanziario pluriennale;

            rilevato che per quanto concerne la ripartizione dei fondi tra i vari strumenti, essa appare nel complesso equilibrata, anche se le recenti evoluzioni politiche nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e la necessità di assecondare e sostenere i difficili processi di democratizzazione in corso dovrebbero indurre ad un ulteriore rafforzamento dello strumento di vicinato;

            rilevato infine come i programmi di cooperazione transfrontaliera previsti sia dallo strumento di preadesione sia dallo strumento europeo di vicinato risultino strategici per l'intensificazione dei rapporti fra le regioni dei partner e degli Stati membri poste lungo i comuni confini terrestri o marittimi poiché mettono in relazione diretta enti locali appartenenti a Paesi adiacenti che collaborano per proporre e attuare insieme comuni e concreti progetti di sviluppo, che rispondono al meglio alle effettive esigenze dei territori coinvolti,

        impegna il Governo a intraprendere ogni necessaria azione affinché:

            nella definizione del nuovo quadro finanziario pluriennale risultino significativamente incrementate le risorse destinate a sostenere la politica di allargamento e la politica europea di vicinato, nelle sue dimensioni orientale e meridionale;

            nel quadro della politica di vicinato venga assicurato da parte dell'Unione europea un impegno politico e finanziario proporzionato alle sfide da affrontare, con particolare riguardo alle necessità del vicinato meridionale, cui - alla luce degli eventi che hanno recentemente investito l'area - vanno attribuiti attenzione e impegno prioritari;

            in ragione di tali esigenze, nella distribuzione delle risorse dello strumento europeo di vicinato venga mantenuto il criterio già concordato di attribuire due terzi del totale ai Paesi mediterranei e un terzo ai Paesi dell'Europa dell'Est;

            le dotazioni finanziarie complessive dello strumento di preadesione e dello strumento europeo di vicinato contemplino una adeguata quota riservata alla cooperazione transfrontaliera;

            nell'elaborazione dei criteri che disciplinano l'allocazione dei fondi ai rispettivi Paesi beneficiari, vengano privilegiati i bisogni espressi dai Paesi partner, definiti sulla base di PIL pro capite, indice di sviluppo umano, fattori demografici, necessità di sviluppo;

            nell'attuazione dei nuovi strumenti per la preadesione e il vicinato si garantisca l'adozione da parte europea di un approccio partecipativo e non precettivo nei confronti dei partner, promuovendo un'applicazione flessibile del principio di differenziazione in base ai meriti, calibrando l'assistenza in relazione agli effettivi bisogni .