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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00639


Atto n. 1-00639

Pubblicato il 15 maggio 2012, nella seduta n. 722
Esame concluso nella seduta n. 725 dell'Assemblea (17/05/2012)

RUTELLI , BALDASSARRI , DE ANGELIS , BAIO , BRUNO , CONTINI , DE LUCA Cristina , DIGILIO , GERMONTANI , MILANA , MOLINARI , RUSSO , STRANO , VALDITARA

Il Senato,

premesso che:

il patto di stabilità interno è stato introdotto dalla legge 23 dicembre 1998, n. 448, al fine di responsabilizzare direttamente gli enti locali nell'azione di monitoraggio e controllo della finanza pubblica italiana nel contesto dei vincoli europei del patto di stabilità e crescita; dopo quasi 15 anni dalla sua introduzione, lo strumento ha rivelato un'efficacia solo parziale rispetto alle iniziali aspettative, principalmente perché ha prodotto effetti collaterali negativi in termini di penalizzazione degli investimenti pubblici, e ciò anche a causa delle numerose modifiche della normativa che ne regola il funzionamento, mirate principalmente ad adattare il meccanismo agli obiettivi sempre più stringenti delle manovre finanziarie per la correzione dei conti pubblici italiani;

con il passare del tempo, il patto di stabilità interno ha progressivamente ridotto i margini di discrezionalità degli enti locali nella gestione economica e finanziaria, costringendoli ad operare in regime di continua emergenza e a praticare in moltissimi casi tagli consistenti a livello dei servizi erogati alla collettività, incidendo così negativamente sui livelli di benessere dei cittadini; in molti casi, tra l'altro, l'eccessivo inasprimento dei vincoli ha reso paradossalmente quasi impossibile il raggiungimento degli obiettivi imposti dallo stesso patto;

il progressivo inasprimento delle sanzioni a carico degli enti inadempienti ha reso sempre più complicata la vita delle amministrazioni comunali, peggiorando le condizioni di operatività degli enti che non centrano gli obiettivi ed esponendoli spesso al rischio di pericolosi meccanismi di avvitamento e paralisi finanziaria; tra le sanzioni più importanti attualmente in vigore è il caso di ricordare la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio, il divieto di impegnare spese correnti in misura superiore alla media dell'ultimo triennio, il divieto di ricorrere all'indebitamento per fare investimenti pubblici;

a complicare la situazione gestionale dei Comuni sono stati altresì i continui tagli ai trasferimenti da parte dello Stato che hanno di fatto impedito di realizzare un'efficace programmazione economica e finanziaria anche per i Comuni più virtuosi; secondo i calcoli dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani, nel periodo 2007-2013 il contributo dei Comuni al conseguimento degli obiettivi delle manovre finanziarie è stimabile cumulativamente in poco meno di 13 miliardi di euro; circa 2,5 miliardi di euro di risparmi sono stati ottenuti dallo Stato per il 2011 e 2012 attraverso il taglio diretto dei trasferimenti erariali ai Comuni;

l'impatto delle manovre finanziarie sui Comuni per gli anni 2011 e 2012 sono previsti rispettivamente in 3,3 miliardi di euro e 3 miliardi di euro; tali tagli risultano particolarmente pesanti, oltre che in termini assoluti, anche in rapporto alla fase critica che l'economia sta attraversando a causa della crisi; il forte irrigidimento dei vincoli imposti dal patto di stabilità interno e, in particolare, la reintroduzione dell'obiettivo in termini di saldo calcolato in base al criterio della "competenza mista" ha determinato e rischia di determinare ancora per il futuro un impatto fortemente negativo sulla spesa in conto capitale; i dati ufficiali dell'ISTAT mostrano che l'applicazione del patto di stabilità interno se, da un lato, giocoforza ha imposto ai Comuni di tenere sotto controllo la spesa corrente, dall'altro lato, li ha costretti anche a tagliare in modo molto pesante la spesa in conto capitale e in particolare gli investimenti pubblici, che sempre secondo valutazioni basate su dati ISTAT dal 2004 al 2010 si è ridotta di oltre 4 miliardi di euro; nel solo 2010 la spesa per investimenti dei Comuni ha registrato una contrazione del 16,5 per cento rispetto al 2009 che, tradotto in termini assoluti, significa circa 2,5 miliardi di euro in meno; alla luce degli obiettivi fissati dal Governo nelle manovre finanziarie varate a partire da settembre 2011 (con la legge n. 183 del 2011 e con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto salva-Italia) si potrebbe avere una riduzione ancora maggiore nel 2012 e nel 2013;

i dati dei rendiconti dei Comuni indicano un ammontare di residui passivi per impegni di spesa in conto capitale pari a circa 35 miliardi di euro; sulla base dei dati ricavati dalle richieste di autorizzazione di spesa avanzate dai Comuni nell'ambito della cosiddetta regionalizzazione del patto di stabilità interno si desume che l'ammontare di spesa per investimenti erogabile in tempi brevi, ma di fatto bloccato dai vincoli del patto, è pari a circa 3,5 miliardi di euro (solo 1,2 miliardi sbloccabili attraverso le compensazioni regionali); le residue risorse disponibili e ancora bloccato permetterebbero di realizzare investimenti in opere infrastrutturali di dimensioni medio-piccole con ricadute positive sia sul territorio e sui cittadini, sia sul tessuto di piccole e medie imprese di settori, quali l'edilizia, in cui la ripresa dell'attività avrebbe un impatto immediato e positivo sui livelli di occupazione;

il blocco della cassa per le spese in conto capitale è anche una delle prinicipali cause dei ritardati pagamenti delle amministrazioni pubbliche per i crediti vantati da molte imprese appaltatrici che hanno in corso contratti per la realizzazione di opere pubbliche,

impegna il Governo:

1) ad assumere entro brevissimo termine i necessari provvedimenti al fine di sbloccare i residui passivi in conto capitale per il triennio 2012-2014, consentendo così ai Comuni di riprendere gli investimenti pubblici almeno entro limiti complessivamente sufficienti a recuperare la contrazione di spesa di oltre 4 miliardi di euro registrata nel periodo 2004-2010 come indicato sopra e ad evitare un'ulteriore contrazione degli investimenti per i prossimi anni;

2) a proporre in tempi brevi una deroga al patto di stabilità interno che attribuisca ai Comuni maggiore discrezionalità nell'utilizzo di alcune categorie di entrate proprie, quali quelle derivanti dall'alienazione del patrimonio dell'ente o dalla riscossione degli oneri di urbanizzazione, a fronte di spese per investimento in opere di pubblica utilità cruciali per le comunità locali, quali gli edifici scolastici, le reti idriche, la viabilità sul territorio;

3) a disporre una revisione complessiva del patto di stabilità interno nel senso di una maggiore flessibilità, anche al fine di rendere operativa la golden rule e riservare così una corsia preferenziale alle spese per investimenti pubblici anche a fronte di un maggiore rigore per quanto riguarda la spesa corrente.